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Corrcan Media Group: la Crtc si sbaglia di grosso

Corrcan Media Group: la Crtc si sbaglia di grosso

TORONTO – Dalle parole ai fatti. Corrcan Media Group è pronta a dare battaglia sulla decisione dello scorso 23 maggio con la quale la Crtc ha affidato, per altri tre anni, la concessione della licenzia televisiva alla Rogers.

Una scelta, quella dell’ente che gestisce il settore radio-televisivo pubblico del Canada, che è stata fortemente contestata è che è destinata ad avere conseguenze politiche e possibili strascichi legali.

In una lettera inviata al primo ministro Justin Trudeau e ai singoli membri del governo federale, il vice presidente degli Affari Normativi di Corrcan Media Group, Jean Brazeau, ha espresso il proprio disappunto, annunciando inoltre l’invio di una petizione formale al governo con la richiesta di intervento diretto dell’esecutivo presso la stessa Crtc per cambiare il destinatario della licenza televisiva.

“La decisione (della Crtc) – si legge nella missiva inviata a Ottawa – sfida la logica, è un affronto al concetto di rispetto del processo di integrazione vissuto dai nuovi canadesi, è sprezzante verso il concetto di multiculturalismo come riflesso della realtà canadese, è sdegnosa della correttezza procedurale che i canadesi dovrebbero aspettarsi negli stessi meccanismi sottolineati negli inviti a presentare le proposte”.

La decisione, aggiunge Brazeau, è “ingiusta e sbagliata”, che evidentemente non tiene conto del fatto che la messa in discussione e il successivo ritiro della concessione alla Rogers erano state determinate dalle “inadempienze dello stesso colosso delle comunicazioni, per via dell’insoddisfazione intensa e diffusa con le performance della Rogers nel rispetto delle condizioni minime per la licenza per Omni Regional, al fine di servire le comunità plurilinguistiche e multietniche canadesi”.

Ma il vice presidente degli Affari Normativi di Corrcan Media Group rincara la dose. “Quando la Rogers presentò la richiesta per il rinnovo della licenza nel 2017, la Crtc espresse la propria insoddisfazione lanciando un avviso di gara pubblica nel quale veniva chiesto ai richiedenti un servizio televisivo unico, nazionale, multi-linguistico e multietnico che offrisse programmi di notizie e informazione”.

Queste linee guida, tracciate dalla Crtc, rappresentavano le conditio sine qua non per la futura concessione della licenza. “Questo procedimento – continua la lettera spedita al primo ministro – si era reso necessario perché quanto era stato proposto da Rogers a quel tempo non rispecchiava pienamente i criteri per un servizio di quel tipo, non avrebbe assicurato a sufficienza il riflesso delle comunità di terza lingua in Canada, con una minima parte della programmazione dedicata ai notiziari”.

Ed è proprio su questo punto che si viene a creare il cortocircuito. Perché – sottolinea Brazeau – nel 2019 ha deciso di attribuire nuovamente alla Rogers la licenza nonostante i problemi e le inadempienze che avevano spinto la stessa Crtc, due anni prima, a lanciare una gara pubblica.

Ma c’è di più. Andando a leggere il mandato che accompagna la concessione della licenza, si scopre che quegli stessi standard e obblighi indicati dalla Crtc sono stati ulteriormente annacquati.

“Sorprendentemente – continua la missiva – la Crtc ha alleggerito le condizioni della licenza secondo le quali, attualmente, la Rogers è obbligata a produrre notizie ed attualità per un’ora, in prima serata, in quattro lingue identificate quotidianamente”.

Con la decisione del mese scorso, infatti, a Rogers-Omni è richiesto di produrre solo sei segmenti di mezzora di notizie al giorno, in sei lingue, senza identificazioni specifiche e senza l’attualità. Allo stesso tempo, è richiesto di produrre simili opportunità per sedici altri gruppi linguistici, calcolati mensilmente, per un totale di otto ore”.

Oltre a questo, a differenza di prima, la licenza prevede una programmazione regionale e non più nazionale. A questo punto il vice presidente degli Affari Normativi di Corrcan Media Group – a cui il Corriere Canadese è consociato – sottolinea quelli che erano i punti di forza della domanda presentata dal suo gruppo rispetto alle altre sette esaminate.

A differenza degli altri richiedenti, “solo il Corrcan Media Group aveva previsto la programmazione di venti segmenti di mezzora per notizie e attualità in venti diversi gruppi linguistici, dal vivo, ogni giorno della settimana, prodotti in Canada, da canadesi e con una prospettiva canadese, usando talenti giornalistici dai venti maggiori gruppi linguistici identificati dal censimento”, con un bacino d’utenza pari a 7 milioni di persone.

“La scelta della Crtc – sostiene Brazeau – è un affronto verso la richiesta originale di un servizio unico, verso gli obiettivo del Broadcasting Act e verso la costituzionalità dei principi di equità inerente alla legge sul multiculturalismo”.

Su questo punto è voluto intervenire anche l’onorevole Joe Volpe, l’editore del Corriere Canadese. “Siamo di fronte a una decisione incomprensibile che contestiamo con forza. In questo momento stiamo valutando la possibilità di tutelarci anche percorrendo la strada della richiesta di costituzionalità di quanto stabilito dalla Crtc”. Il tutto accompagnato da un’ingiunzione procedurale presso la stessa Canadian Radio- television and Telecommunications Commission.

“Il governo – conclude Brazeau nella sua missiva al primo ministro – dovrebbe intervenire affinché la Crtc torni sui propri passi. Oltre a questo, dovrebbe istruire la Crtc a ripristinare le condizioni contenute nella richiesta originale”.

La partita per la concessione della licenza televisiva, che sembrava chiusa con la decisione dello scorso maggio, è ancora tutta da giocare.

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