Coronavirus, tutti i limiti del lockdown a macchia di leopardo

di Francesco Veronesi del November 24, 2020

TORONTO - Non si spegne la polemica in Ontario sul lockdown imposto a Toronto e alla Peel Region. Ieri, nel giorno in cui sono entrate in vigore le dure restrizioni nelle due aree in questione, si sono moltiplicate le voci critiche su un modello - quello con cinque livelli di gravità - che è stato attivato in provincia per cercare di rallentare l’impennata dei contagi di Covid-19 registrata nelle ultime settimane.
Il problema - è stato evidenziato - risiede nella natura rigida dei protocolli e delle linee guida messe in piedi dal governo provinciale nelle quali non si tiene conto - o viene quanto meno sottovalutato - il contesto geografico e sanitario della provincia.
In Ontario operano 36 diverse unità di sanità pubblica e le misure approvate a Queen’s Park si applicano direttamente ai cittadini che fanno riferimento alle singole Health Unit. Ma la divisione territoriale è semplicemente un artifizio intellettuale. Tra le varie zone non esistono confini reali, la trasmissione del Covid scavalca senza alcun problema le linee di demarcazione tra un’area e l’altra.
Chi vive a North York, ad esempio, molto probabilmente avrà più contatti con Vaughan che con downtown Toronto, così come è più facile che chi risiede a Scarborough faccia la spesa a Markham e non nella zona delle Beaches.
Il lockdown imposto a Toronto per i prossimo 28 giorni non riguarda, almeno per ora, la York Region. Ecco allora che sarà molto semplice attraversare Steeles e andare dal parrucchiere o raggiungere un negozio considerato non essenziale.
È in questo che il lockdown a macchia di leopardo mostra tutti i suoi limiti, se non è associato - come avviene in alcuni Paesi europei - a un divieto di spostamento da una zona di un determinato colore all’altra.
Diventa ipotizzabile quindi che nelle prossime settimane, se non ci saranno delle nuove limitazioni imposte dal governo provinciale, si assisterà a un parziale rallentamento dello curva epidemiologica nelle aree dove è in vigore il lockdown mentre il contagio potrebbe tornare a correre in quelle regioni che non hanno subito il giro di vite voluto dal governo.
Le restrizioni molto probabilmente diverrebbero davvero efficaci se tutta la GTA fosse considerata come un’unica entità, con l’allentamento delle restrizioni o l’attivazione di nuove misure attraverso un approccio generalizzato e onnicomprensivo.
Per ora l’approccio del governo in questa seconda ondata non sembra aver dato i risultati sperati. Dall’ottimismo di fine ottobre, quando il premier Doug Ford non aveva nascosto la propria soddisfazione per i dati in suo possesso sul rallentamento del contagio, si è passati molto velocemente a un clima allarmistico, alimentato dalle nuove proiezioni sulla crescita della curva che prevedevano fino a 6.500 nuovi casi giornalieri di Covid-19 entro la metà di dicembre. Il governo è stato così costretto ad attivare un nuovo sistema di allarme a cinque livelli, con continui ritocchi e aggiustamenti per renderlo più restrittivo.
Contemporaneamente continuiamo ad assistere quotidianamente al nuovo record di contagi in tutta la provincia, mentre i medici hanno lanciato l’allarme sulla capienza delle unità di terapia intensiva dei singoli ospedali. L’esecutivo provinciale è impegnato nella difficile gestione della doppia crisi, quella sanitaria e quella economica. E per questo motivo l’imposizione di nuove restrizioni viene vista come l’ultima arma in mano al governo per frenare il contagio, proprio perché le limitazioni hanno un grave impatto su interi settore produttivi della provincia.
Il lockdown a macchia di leopardo, che era stato attivato anche la scorsa primavera seppur con molti cambiamenti rispetto a quello attualmente in vigore, durante la prima ondata ha portato a dei risultati contraddittori. Con la seconda ondata che si presenta maggiormente virulenta - come ha confermato anche la Chief Public Health Officer del Canada Theresa Tam - avremmo bisogno di un approccio diverso e meno improvvisato. Anche perché questa pandemia ha dimostrato ampiamente la sua pericolosità e imprevedibilità.
In Canada così come in Italia alcune aree che erano passate indenni o quasi durante la prima ondata stanno registrando ora una vera e propria impennata dei contagi. Insomma, la parola d’ordine resta "non abbassare la guardia", sperando che anche il governo provinciale faccia tesoro dei propri errori attivando protocolli più efficaci.

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