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Conte: “Chiusi tutti i negozi, aperti alimentari e farmacie”

Conte: “Chiusi tutti i negozi, aperti alimentari e farmacie”

Conte: “Chiusi tutti i negozi, aperti alimentari e farmacie”

ROMA – “E’ il momento di compiere un passo in più, quello più importante. Disponiamo la chiusura di tutte le attività commerciali, ad eccezione di quelli di vendita di generi alimentari e delle farmacie”.

Lo ha annunciato ieri – a tarda sera – il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Le vostre rinunce piccole e grandi stanno dando un grande contributo al paese. Tutto il mondo ci guarda per i numeri del contagio, vedono un paese in diffi•coltà. Ma ci apprezzano perché stiamo dando prova di rigore e di resistenza. Domani ci prenderanno come esempio positivo di un paese che grazie al proprio senso di comunità è riuscito a vincere questa battaglia contro la pandemia. Siamo quelli che stanno reagendo con maggior forza e con la massima precauzione, diventando un modello per tutti gli altri. Questa sfida riguarda la salute dei cittadini ma anche la tenuta della nostra economia, del nostro tessuto produttivo fatto di piccole e medie imprese. Finora abbiamo tenuto conto di tutti gli interessi in gioco”.

Poche ore prima del nuovo annuncio di Conte, il commissario straordinario per l’emergenza e capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, aveva aggiornato gli ultimi dati riguardo all’epidemia di Covid-19.

In Italia, sino a ieri “12.462 persone avevano contratto il virus Sars-CoV-2, 2.313 in più rispetto a martedì. Di queste, 827 sono decedute (+196) e 1.045 sono guarite (+41)”.

“Attualmente i soggetti positivi sono 10.590 – ha proseguito Borrelli – ma il conto sale a 12.462 se conteggiamo anche i morti e i guariti. I pazienti ricoverati con sintomi sono 5.838 (+800), 1.028 sono in terapia intensiva (+151), mentre 3.724 sono in isolamento domiciliare fiduciario”.

Borrelli ha poi aggiornato il numero dei contagiati totali nelle singole regioni, con la più colpita Lombardia con 7.280 casi di contagio (+1.489 rispetto a martedì e +94 casi tuttora in terapia intensiva), in Emilia-Romagna 1.739 (+206), in Veneto 1.023 (+176), in Piemonte 501 (+48), nelle Marche 479 (+85), in Toscana 320 (+51), in Liguria 194 (+53), in Campania 154 (+27), nel Lazio 150 (+34), in Friuli-Venezia Giulia 126 (+10), in Sicilia 83 (+21), in Puglia 77 (+18), a Trento 77 (+25), a Bolzano 75 (+37), in Umbria 46 (+9), in Abruzzo 38 (con nessun nuovo caso), in Sardegna 37 (+17), in Valle D’Aosta 20 (+3), in Calabria 19 (+6), nel Molise 16 (+1) ed in Basilicata 8 (+1).

L’Italia è dunque in piena emergenza e le autorità ribadiscono alla cittadinanza l’assoluta priorità nell’attenersi scrupolosamente alle nuove ordinanze. Violare le nuove regole sulla limitazione degli spostamenti e dei contatti per l’emergenza coronavirus è considerato un reato.

Secondo quanto stabilito dalle nuove ordinanze – in vigore almeno sino al 3 aprile – va evitato “ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita”, “nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità” o “per motivi di salute”.

E sono state complessivamente 161 in tutta Italia le persone denunciate dai Carabinieri per “inosservanza dei provvedimenti dell’autorità” nella prima giornata di controlli sul rispetto delle nuove misure di contenimento del contagio da coronavirus. L’ipotesi più grave è quella del 452: delitti colposi contro la salute pubblica, che persegue tutte le condotte idonee a produrre un pericolo per la salute pubblica. In questo caso c’è l’arresto dai sei mesi ai tre anni.

Se si compila una autodichiarazione sostenendo di doversi spostare per motivi di salute, per esigenze lavorative o altre condizioni di necessità, e invece queste condizioni non sussistono, si configura il reato di falsa attestazione ad un pubblico u•fficiale. È previsto l’arresto in flagranza e la procedibilità d’u•cio.

Chi ha febbre oltre i 37.5 gradi, tosse, raffreddore e altri sintomi associati al coronavirus deve mettersi in autoisolamento e segnalarlo al medico curante o alla Asl. Se non lo fa, rischia un processo per lesioni o tentate lesioni volontarie, punibile da tre a sette anni.