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Case di cura, in Canada il doppio delle morti

Case di cura, in Canada il doppio delle morti

Case di cura, in Canada il doppio delle morti

TORONTO – Il Canada conquista la maglia nera. È una istantanea spietata sulle case di cura a lunga degenza quella che emerge dallo studio del Canadian Institute for Health Information (CIHI): l’81% delle morti per Covid-19 è avvenuta in queste residenze per anziani bisognosi di assistenza medica. Negli altri paesi presi in considerazione la media dei decessi nelle strutture di cura si attesta al 42%.

Il rapporto ha messo a confronto il record del Canada con quello di altri 16 paesi dell’Organisation for Economic Cooperation and Developmenti che disponevano di elementi sufficienti in merito: Australia, Austria, Belgio, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda, Israele, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Slovenia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti. Dati, questi, che variano notevolmente da paese a paese: mentre il Canada con i suoi 5.324 decessi nelle Long Term Care Homes si avvicina alla media, in Australia le morti sono state solo 28, in Francia, Italia, Spagna e Regno Unito circa 10mila e negli Stati Uniti oltre 30mila.

Nonostante i limiti dello studio che impediscono alcuni paragoni – variano ad esempio le pratiche dei test e la reportistica del virus oltre alla definizione di assistenza a lunga degenza – i dati offrono preziose informazioni su una tragedia che molte famiglie, operatori sanitari e residenti hanno cercato di far presente fin dall’inizio della pandemia.

Tuttavia, Tracy Johnson, direttore dell’analisi dei sistemi sanitari di CIHI e questioni emergenti, nota che i paesi che hanno implementato ulteriori precauzioni in concomitanza agli ordini standard di rimanere a casa, hanno registrato meno infezioni e decessi nelle case di cura.

È questo il caso, ad esempio, di Australia, Austria e Slovenia, che hanno ordinato test ad ampio raggio, formazione del personale, reparti di isolamento per la gestione dei focolai di virus, team specializzati e dispositivi di protezione individuale.

Queste misure, secondo la Johnson, potrebbero essere la chiave per mitigare l’impatto di una possibile seconda ondata. «Anche se tutti questi provvedimenti vengono implementati ci saranno ancora decessi perché alcune persone sono ancora infette in questo momento e i focolai non sono stati debellati – ha detto la Johnson – alcune delle misure di controllo probabilmente aiuteranno comunque a mantenere i numeri al livello attuale».

Il professore di medicina geriatrica presso l’Università della British Columbia Roger Wong afferma che i numeri sono “molto preoccupanti” e indicano problemi sistemici di lunga data che includono personale e risorse inadeguati oltre a standard inconsistenti.

«Deve esserci una fondamentale ridistribuzione, concentrando immediatamente attenzione e risorse, tempo e sforzi nel settore. Perché posso dire che il Covid-19 ci ha dato una lezione importante che è la frammentarietà nelle cure agli anziani – ha detto Wong che fa parte di una task force federale al lavoro per stilare delle raccomandazioni nazionali sul modo migliore per aiutare le case di cura a debellare il Covid – questo significa che diventa più diˆcile per tutti noi garantire ai canadesi più anziani un accesso equo e coerente ai servizi necessari, in base alle loro esigenze di assistenza».

Wong incoraggia una formazione più specifica in cure geriatriche, palliative e psichiatriche. E suggerisce che è tempo che l’assistenza a lungo termine delle province entri a far parte del Canada Health Act.

«Vedo che il governo federale ha il suo ruolo in termini di definizione degli standard nazionali e di benchmarking in modo che le aspettative vengano fissate e quindi – indipendentemente dalla provincia o dal territorio in cui vivono – i più anziani possono essere protetti allo stesso modo in quel contesto», dice Wong.