Case di cura, i tragici 22 giorni di ritardo che hanno segnato il destino dei pazienti

di Francesco Veronesi del November 27, 2020

TORONTO - In una situazione d’emergenza, la tempistica è tutto. Saper prendere delle decisioni anche drastiche nel minor tempo possibile molto spesso determina l’esito stesso della crisi. Questa è una lezione che evidentemente in Ontario non abbiamo ancora imparato e il rapporto dell’Auditor General Bonnie Lysyk ha messo in luce come nelle prime, confuse e concitate fasi della pandemia nella nostra provincia qualcosa non abbia funzionato nella cabina di regia composta dal governo e dalle autorità sanitarie. E gli esiti sono stati tragici, con conseguenze devastanti per la fascia più debole della nostra popolazione che, guarda caso, rappresenta anche il gruppo più fragile di fronte alla minaccia rappresentata dal Covid-19.
Dobbiamo fare un passo indietro e tornare al marzo scorso. Il coronavirus, dopo la Cina, ha trovato terreno fertile in Italia, con il boom dei contagi e l’allarme - prima accolto con grande scetticismo - da parte delle autorità italiane sulla pericolosità del Covid e la sua facilità di trasmissione e moltiplicazione dei contagi. In Ontario il governo cerca di fare fronte all’emergenza in coordinamento con la controparte federale, ma le unità sanitarie a livello locale, almeno secondo quanto ci dice il rapporto dell’Auditor General, non vengono assistite in modo adeguato.
Il 18 marzo un responsabile di una Health Unit locale chiede espressamente al Chief Medical Officer David Williams di fare chiarezza sui protocolli di sicurezza all’interno delle case di cura a lunga degenza: in particolare, viene chiesto se i lavoratori nelle long term care homes (LTC) debbano o meno indossare le mascherine. La risposta non è immediata, tutt’altro. La direttiva sull’obbligo dell’utilizzo di mascherine nelle case di cura arriva l’8 aprile.
Ventidue giorni dopo, un lasso di tempo lunghissimo durante il quale il contagio sale esponenzialmente in queste strutture dove vivono persone molto anziane con varie patologie pregresse. In queste tre settimane, nelle quali c’è un cortocircuito tra chi deve decidere e chi gestisce l’emergenza a livello locale, quasi 90 residenti delle case di cura perdono la vita, mentre altre centinaia di pazienti vengono contagiati.
Un contagio, quello del Covid, che viene alimentato anche dal fatto che nella prima fase della pandemia molti dipendenti delle LTC lavoravano in più di una struttura.
Dai dati che arrivano dall’Italia che abbiamo analizzato nelle scorse settimane e da quelli forniti dal ministero della Sanità dell’Ontario, sappiamo che la stragrande maggioranza delle vittime di Covid-19 è rappresentata da persone con più di 80 anni con due o tre malattie pregresse. Insomma, l’identikit del paziente tipico di una casa di cura a lunga degenza.
Il ritardo evidenziato nel rapporto dell’Auditor General ha chiaramente avuto conseguenze catastrofiche sul bilancio delle persone che hanno perso la vita nelle LTC della nostra provincia, più di 2mila e con il numero che sale quotidianamente. Questo elemento diventerà probabilmente una delle chiave di volta delle class action attivate dai legali dei parenti delle vittime.
Più in generale, il rapporto getta ombre sulla linea di comando, su chi abbia davvero preso le decisioni durante la prima e la seconda ondata e la sostanziale mancanza di trasparenza da parte del governo provinciale. Che alla fine dovrà rispondere di quei tragici 22 giorni di ritardo che hanno segnato il destino di tante, troppe vittime.

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