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Case di cura e di riposo, tornano le visite

Case di cura e di riposo, tornano le visite

Case di cura e di riposo, tornano le visite

TORONTO – Sono riprese ieri le visite nelle case di cura a lunga degenza e in quelle di riposo dell’Ontario ma con alcune condizioni.

Tre mesi fa – era la metà di marzo – in seguito allo scoppio della pandemia di Covid-19, le visite dei familiari degli anziani sono state sospese ma la scorsa settimana il premier Doug Ford ha annunziato un “riavvio cauto” nelle strutture dove non ci sono focolai di coronavirus.

Sono state proprio queste strutture a pagare lo scotto più grande in termine di vite umane a causa del virus: nelle 626 case di cura i focolai sono stati 626, al momento sono 72 quelli attivi. Per quel che concerne le case di riposo dei 151 focolai scoppiati nei mesi scorsi rimangono ancora da domare 23. Dall’inizio della pandemia nelle case di cura sono stati registrati 1.798 decessi.

«So quanto sia stato difficile per le famiglie. Fidatevi, lo so – ha detto Ford la scorsa settimana – conosco il tremendo tributo che ciò ha comportato per le persone che non erano in grado di vedere i propri cari e per molte famiglie che non potevano essere al fianco dei propri congiunti nei momenti più difficili o in quelli finali della loro vita, è straziante».

Ai residenti nelle case di cura a lungo termine sarà consentita la visita di un solo familiare all’aperto a settimana. I visitatori, tuttavia, dovranno risultare negativi al Covid-19 entro le due settimane precedenti l’incontro e superare un controllo dei sintomi all’arrivo presso la struttura. Saranno inoltre tenuti a indossare una mascherina per il viso.

Un po’ meno rigide sono le regole nelle case di riposo. In questo caso saranno consentite visite sia all’interno che all’esterno, comprese quelle nelle suite dei residenti. Il numero massimo di visitatori sarà lasciato alla discrezione delle singole residenze.

Ma se da un lato la possibilità di poter rivedere da vicino i propri cari – che tanto hanno so—erto anche per la lontananza dai familiari – è stata accolta con sollievo, dall’altra sono innumerevoli i figli e i nipoti di anziani deceduti in queste strutture a causa di mancata igiene, uso dei dispositivi di protezione individuale e di negligenze varie mentre il Covid-19 impazzava, infuriati.

La notizia che il premier Doug Ford stia valutando la possibilità di proteggere alcune aziende dalla responsabilità civile legata al Covid-19 è qualcosa che i familiari dicono “non possiamo accettare”. Non è chiaro esattamente cosa il governo stia contemplando: né l’ufficio del Premier né il ministero del procuratore generale avrebbero risposto alle domande del Toronto Star.

“Stiamo impiegando tutte le risorse che abbiamo per riparare un sistema che è stato trascurato per decenni – ha dichiarato Ivana Yelich, press secretary del premier, facendo notare che il governo lancerà presto una commissione indipendente sulla crisi scatenata dal Covid-19 nel sistema di cure a lunga degenza dell’Ontario – faremo di tutto per garantire che i nostri anziani più vulnerabili ricevano le cure giuste”.

Ma altre giurisdizioni come la British Columbia e diversi stati degli Usa hanno già preso provvedimenti per limitare la responsabilità dei fornitori di servizi essenziali e sanitari durante il Covid-19.

Il leader del Partito Verde Mike Schreiner ha dichiarato di essere contrario a qualsiasi “lasciapassare” che il governo Ford “cerca di dare a se stesso o ai fornitori di cure a lungo termine negligenti”.

«Riconosco che dobbiamo proteggere le aziende e le organizzazioni che hanno fatto tutto ciò che era in loro potere per impedire alle persone di ammalarsi – ha detto – ma non possiamo ignorare la possibilità che alcune case di cura a lungo termine non abbiano agito in buona fede e abbiano consapevolmente permesso standard di cura scadenti».

Stephen Birman è un avvocato dello studio Thomson Rogers che ha avviato class action per conto dei residenti (e delle loro famiglie) di Altamont Care Community e Woodbridge Vista Care Community, di proprietà di Sienna Senior Living Inc. La causa chiede $20 milioni di risarcimento danni da Altamont, dove dal 17 marzo almeno 53 residenti sono morti a causa della contrazione del Covid-19.

“Se viene approvata una legge, dovrebbe essere molto restrittiva e guardare solo al futuro, non dovrebbe proteggere la casa di cura a scopo di lucro dagli atti di omissione che hanno portato il virus a mettere radici, in primo luogo – ha detto Birman – quando si prende in considerazione il settore delle case di cura e la situazione in cui erano ancor prima del Covid e che hanno portato a questa class action, sarebbe molto pericoloso fornire questo tipo di protezione».

«Vogliamo una sorta di giustizia per quello che è successo. E non si tratta di puntare il dito qua e là. Sappiamo esattamente dove puntare il dito – ha detto irata Cathy Parkes, figlia di una delle 78 vittime di Orchard Villa di Pickering – sappiamo chi è colpevole. Non sono solo le case di cura a scopo di lucro. È anche il governo».

E dalla Parkes ed altri familiari parte anche una accusa molto grave contro la Orchard: la casa di cura a lungo termine avrebbe detto a coloro che chiedevano di poter ricoverare in ospedale i propri congiunti contagiati dal Covid che l’ospedale locale non li avrebbe accettati. Dal canto suo l’ospedale, il Lakeridge Health, ha affermato che non avrebbe mai rifiutato i pazienti bisognosi di cure mediche mentre il governo ha detto di non aver mai suggerito alle case di cura a lungo termine di evitare gli ospedali.

Una portavoce del ministro del Long-Term Care Merrilee Fullerton, ha dichiarato che “in nessun momento di questa pandemia il Chief Medical Officer of Health o il nostro governo hanno suggerito che i pazienti malati non possono essere portati in ospedale”.