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Carbon tax e sondaggi, croce e delizia per Trudeau

Carbon tax e sondaggi, croce e delizia per Trudeau

TORONTO – Una carezza e una schiaffo per Justin Trudeau.

Il primo ministro può legittimamente esultare per la sentenza di venerdì della Corte Federale del Saskatchewan che in sostanza ha confermato la costituzionalità della legge sulla carbon tax e del diritto del governo federale di imporre un prezzo alle Province sull’inquinamento.

Ma allo stesso tempo il leader liberale si è ritrovato sulla scrivania i risultati dell’ultimo sondaggio della Angus Reid che certificano uno scenario catastrofico per il Partito Liberale a meno di sei mesi dall’appuntamento alle urne.

Ma andiamo con ordine. Il premier del Saskatchewan Scott Moe nei mesi scorsi aveva denunciato la presunta incostituzionalità della carbon tax: i suoi legali sostenevano che il governo federale non aveva il potere di imporla alle singole Province canadesi.

Il giudice Robert Richards, nella sua sentenza di 155 pagine, ha invece spiegato come la norma sia aderente alle prerogative attribuite dalla costituzione canadese all’esecutivo federale. Gli effetti della carbon tax sono entrati in vigore a partire da aprile in Saskatchewan, Ontario, Manitoba e New Brunswick. Ma ovviamente la querelle politico-giudiziaria e tutt’altro che finita.

Da un lato Moe ha promesso che la provincia ricorrerà in appello alla sentenza, dall’altro lo stesso premier del Saskatchewan ha sottolineato che, come in ultima istanza, saranno gli elettori canadesi tra pochi mesi ad emettere “la sentenza definitiva” sulla vicenda. Un avvertimento, questo, che certamente non ha fatto piacere a Trudeau, che in questo periodo deve fare i conti con la feroce opposizione alle sue politiche da parte di numerosi premier provinciali.

Il primo ministro è ai ferri corti con Doug Ford su numerosi fronti e proprio sulla vicenda della carbon tax la polemica è finita in tribunale: in questo caso la sentenza del Saskatchewan avrà logicamente delle conseguenze anche in Ontario e difficilmente il premier potrà proseguire lungo questa strada.

Ma la guerra di logoramento da parte del Progressive Conservative continuerà anche nei prossimi mesi ed è prevedibile che si intensificherà con l’avvicinarsi delle elezioni federali. Problemi per Trudeau anche con il neo premier dell’Alberta Jason Kenney e in particolare sul Bill-69, il progetto di legge attualmente in discussione al Senato che permetterebbe al governo federale, qualora dovesse essere approvato dal parlamento, di ampliare i propri poteri rispetto alle Province sulla gestione delle risorse naturali. Ma a preoccupare Trudeau sono soprattutto i sondaggi.

Domenica scorsa era stato pubblicata l’indagine demoscopica della Leger che aveva certificato un distacco di 13 punti percentuali tra i conservatori e i liberali. Nel fine settimana è arrivato il nuovo sondaggio della Angus Reid, che conferma in pieno la progressiva disaffezione dell’elettorato canadese verso il leader liberale.

Stando alla Angus, se si votasse in questo momento il partito guidato da Andrew Scheer si attesterebbe attorno al 38 per cento, mentre i liberali crollerebbero al 25 per cento. L’Ndp di Jagmeet Singh rimarrebbe stabile al 18 per cento, mentre i Verdi con il loro 11 per cento confermerebbero lo stato di buona salute della formazione politica guidata da Elizabeth May. Se si vanno ad analizzare i dati a livello macroregionale, la situazione per Trudeau diventa davvero drammatica.

I liberali, infatti, mantengono ancora un lievissimo vantaggio sui conservatori solamente in Quebec. Nel resto del Paese, si assiste all’implosione dei grit: appena il 19 per cento in British Columbia, il 12 per cento in Alberta, il 14 per cento in Manitoba e Saskatchewan. Un tracollo clamoroso, che assume dimensioni drammatiche anche e soprattutto in Ontario e nelle Province Atlantiche.

Nella nostra provincia – che gli ultimi sondaggi davano ancora in mano ai liberali, seppure per pochissimo – i conservatori hanno preso il largo e sono avanti di cinque punti percentuali. Nelle Maritimes (New Brunswick, Nova Scotia e Prince Edward Island) e nel Labrador e Newfoundland, tradizionali feudi liberali, il partito di Justin Trudeau continua a perdere consenso: guidano i conservatori al 28 per cento, seguiti dall’Ndp al 24 per cento, mentre il Partito Liberale si deve accontentare del 22 per cento, la stessa identica percentuale del Green Party.

Insomma, la geografia politica del nostro Paese sta cambiando rapidamente, così come i rapporti di forza. L’ondata rossa del 2015, quando Trudeau si assicurò la maggioranza assoluta alla House of Commons, sembra ormai un lontano e sbiadito ricordo. L’elettorato canadese, dopo appena una legislatura, sembra essere pronto a un nuovo cambiamento a Parliament Hill.

Certo, la strada che porta al voto di ottobre è ancora lunga e tutto può ancora accadere. Ma tutti i sondaggi degli ultimi tre mesi sembrano indicare un sostanziale crollo del consenso per i liberali a favore delle opposizioni, che con l’inizio della campagna elettorale dovrebbero fare tesoro di questo spostamento degli equilibri nell’elettorato canadese.

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