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Canada-Cina, fuoco incrociato su Trudeau

Canada-Cina, fuoco incrociato su Trudeau

TORONTO – Fuoco incrociato contro Justin Trudeau.

Ieri pomeriggio, in occasione del primo Question Period dopo il riavvio dei lavori parlamentari, il primo ministro è stato accusato dalle opposizioni di non essere stato in grado di gestire con la dovuta accortezza la vicenda McCallum, tenendo anche conto del clima tesissimo che sta caratterizzando i rapporti tra il Canada e la Cina.

Il leader conservatore Andrew Scheer ha ribadito come a suo avviso il primo ministro sia intervenuto troppo tardi per sanare una situazione che stava diventando insostenibile.

“Trudeau – ha sottolineato il capo dell’opposizione alla House of Commons – avrebbe dovuto licenziare l’ambasciatore alla prima interferenza nella vicenda. Invece non ha fatto nulla, facendo precipitare la situazione”.

Il braccio di ferro tra Ottawa e Pechino sta andando avanti da alcune settimane senza che si intraveda uno spiraglioverso la normalizzazione delle relazioni.

I commenti, contraddittori e controproducenti da parte dell’ormai ex ambasciatore canadese a Pechino non hanno lasciato troppo margine di manovra al primo ministro, che in un primo momento ha cercato di ricucire ma che, nel fi ne settimana, non ha potuto fare altro che licenziare McCallum.

La mossa, tuttavia, ha provocato un ulteriore forte malcontento nella capitale cinese, dove il governo di Pechino e gli apparati del partito comunista cinese contavano proprio su McCallum nella loro speranza di ricucire gli strappi con il governo canadese.

Ma la vicenda è estremamente complicata e parte dall’arresto, avvenuto a Vancouver su richiesta degli Stati Uniti, della fi glia del fondatore e CFO della Huawei, Meng Wanzhou.

Il fermo ha incrinato i rapporti tra il nostro Paese e la Cina. In ballo, è utile ricordarlo, è anche lo sviluppo in Canada della rete 5G, ultima tecnologia della telefonia, alla quale la Huawei era pronta a partecipare, nonostante il boicottaggio voluto da Donald Trump e da alcuni Paesi europei verso il gigante cinese delle comunicazioni.

E proprio una sua dichiarazione sul caso Wanzhou – nel quale l’ambasciatore sosteneva che la difesa della detenuta aveva in mano una tesi difensiva molto forte contro la richiesta di estradizione negli Usa – è costata a McCallum l’incarico diplomatico a Pechino.

Nel frattempo rimangono in carcere dallo scorso 10 dicembre Michael Kovrig e Michael Spavor, due canadesi accusati da Pechino di agire contro la sicurezza nazionale cinese, ai quali si è aggiunto negli ultimi giorni un terzo canadese.

Senza dimenticare che il Robert Schellenberg pochi giorni fa è stato condannato a morte con l’accusa di traffico di sostanze stupefacenti, dopo che in primo grado era stato condannato a quindici anni di carcere.

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