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Butts: “Non ci furono interferenze politiche”

Butts: “Non ci furono interferenze politiche”

TORONTO – Non ci furono pressioni improprie e interferenze politiche da parte dell’ufficio del primo ministro nella vicenda SNC-Lavalin.

È quanto ha testimoniato ieri Gerald Butts (nella foto), ex segretario principale del primo ministro Justin Trudeau, durante la sua deposizione volontaria davanti alla commissione Giustizia della House of Commons.

Secondo Butts, la decisione riguardo una possibile scappatoia extra giudiziaria – prevista dalla legge canadese – sulle pendenze penali della SNC-Lavalin spettava in ogni caso all’Attorney General Jody Wilson-Raybould e l’ufficio del primo ministro semplicemente ribadì in varie occasioni di tenere presente che una decisione in un verso o nell’altro avrebbe avuto delle conseguenze per i 9mila dipendenti canadesi della compagnia di Montreal.

“Sono fermamente convinto – ha dichiarato Butts – che non accadde assolutamente nulla aldilà delle normali operazioni di governo”.

Venne chiesto al ministro di avvalersi anche di consulenze legali esterne sull’applicazione della nuova legge. Uno scenario, quello dipinto dall’ex braccio destro di Trudeau, che smentisce in toto la ricostruzione fatta esattamente una settimana fa dalla Wilson-Raybould, che aveva invece ripercorso una lunga serie di pressioni e interferenze durate circa quattro mesi per bypassare le accuse di carattere penale per la SCN-Lavalin.

Ma la versione di Butts ha anche smentito in modo significativo le circostanze che ruotarono attorno al rimpasto di governo del 14 gennaio le circostanze che ruotarono attorno al rimpasto di governo del 14 gennaio. Secondo la Wilson-Raybould, nello shuffle di governo le venne tolto il dicastero della Giustizia proprio per il suo rifiuto di “piegarsi alle pressioni del primo ministro”.

Stando a quanto testimoniato da Butts, il rimpasto venne provocato dalle dimissioni del ministro del Tesoro Scott Brison. “Serviva un ministro che avesse esperienza per quel ruolo – ha dichiarato ieri – e il primo ministro scelse Jane Philpott”. A questo punto si veniva a liberare il ministero per i Servizi Indigeni, un portafoglio chiave per la realizzazione dell’agenda di governo Trudeau.

Ma sempre secondo Butts, la Wilson-Raybould rifiutò l’incarico per la sua opposizione sostanziale all’Indian Act. “A questo punto – ha continuato Butts – consigliai al primo ministro di non mantenere Wilson-Raybould alla Giustizia, perché questo avrebbe rappresentato un precedente molto pericoloso: quello cioè di un ministro che si rifiuta di accettare un diverso incarico all’interno del gabinetto governativo”.

Trudeau decise così di affidare alla Wilson-Raybould il ministero degli A. ari per i Veterani, incarico che venne accettato e mantenuto dalla diretta interessata fino al 12 febbraio, giorno delle sue dimissioni dal governo. Un altro passaggio chiave della sua deposizione riguarda un colloquio che Butts ebbe con la Philpott proprio nelle fasi concitate del rimpasto di governo di metà gennaio.

Fu in quel momento – ha ricordato l’ex consigliere del primo ministro – che emerse un possibile collegamento tra lo shu. e e la vicenda della SNC-Lavalin. “Philpott – ha aggiunto Butts – mi disse che Wilson- Raybould pensava che il suo allontanamento del ministero della Giustizia fosse dovuto alla sua posizione sulla SNC-Lavalin e che il cambiamento di incarico potesse essere visto all’esterno come una bocciatura”.

Butts ha ammesso che quella fu la prima occasione che venne fatto questo tipo di collegamento, peraltro negato con forza sia dal diretto interessato che dal primo ministro. Philpott e Wilson- Raybould fino a questo momento sono gli unici due ministri che hanno rinunciato al loro incarico di governo. Per ora gli altri 33 membri dell’esecutivo hanno ribadito la loro fiducia a Trudeau.

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