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Blocchi dei nativi: 1000 lavoratori della Via Rail in cassa integrazione

Blocchi dei nativi: 1000 lavoratori della Via Rail in cassa integrazione

Blocchi dei nativi: 1000 lavoratori della Via Rail in cassa integrazione

TORONTO – Nonostante le critiche, Justin Trudeau non intende cambiare strategia nella crisi provocata dai blocchi dei nativi. E questo nonostante Via Rail abbia annunciato ieri il ricorso alla cassa integrazione temporanea per circa mille dipendenti a causa dello stop alla circolazione ferroviaria nel Paese.

Un provvedimento duro, che conferma come la situazione sia davvero “critica”- parola usata per descrivere la crisi sia dal primo ministro che dal leader dell’opposizione Andrew Scheer – e come sia necessario, in un modo o nell’altro, trovarne una soluzione in tempi rapidi.

La notizia dei licenziamenti temporanei della compagnia ferroviaria è arrivata nel primo pomeriggio e Via Rail ha cercato di giustificarla con le pesanti perdite registrate nelle ultime due settimane.

“Questa interruzione generale – ha dichiarato la presidente e CEO Cynthia Garneau – non ha precedenti nella nostra storia. In 42 anni di esistenza, è la prima volta che Via Rail, un servizio ferroviario per trasporto di passeggeri, deve interrompere la maggior parte dei suoi servizi in tutto il Paese”.

“Sin dall’inizio della crisi – ha poi continuato la dirigente – abbiamo lavorato a stretto contatto con il proprietario delle infrastrutture per poter formulare un piano progressivo e sicuro di ripresa del servizio. Abbiamo fatto tutto quanto era in nostro potere per mitigare l’impatto per i nostri passeggeri e i nostri dipendenti”.

Anche ieri – dopo il duro scontro alla House of Commons di martedì – Trudeau ha ribadito che il governo andrà avanti con un approccio soft volto al dialogo per cercare di trovare una soluzione all’impasse. Si tratta – ha detto il primo ministro – di armarsi di buona volontà e di senso di responsabilità, ascoltare le ragioni dei Chief ereditari dei Wet’suwet’en e raggiungere un accordo che tenga conto delle rimostranze dei nativi e delle esigenze economiche del Paese. Perché a questo punto si iniziano a sentire le conseguenze, pesantissime, per numerosi comparti produttivi, causati dal blocco della circolazione dei treni sta andando avanti da parecchi giorni e che solo oggi dovrebbe registrare il ripristino di alcune tratte tra Ottawa, Montréal e Quebec City.

Sulla questione è intervenuto anche il ministro dei Servizi Indigeni. “Abbiamo individuato – ha dichiarato Marc Miller – un percorso per raffreddare le tensioni in corso causate dalle proteste. So benissimo che gli eventi recenti avvenuti in British Columbia e in altre regioni nel Paese stanno preoccupando profondamente i canadesi. Si tratta di una situazione estremamente diffcile per tutti quanti, per i non indigeni ma soprattutto per gli indigeni. Tutto il Canada sta pagando un duro prezzo: noi stiamo lavorando a una soluzione pacifica”.

Ma l’ottimismo espresso da diversi componenti dell’esecutivo federale viene fermamente condannato dai conservatori, che chiedono il pugno duro contro la protesta dei nativi. Martedì era stato lo stesso Scheer, durante il suo intervento alla House of Commons, a ribadire la necessità dell’intervento della polizia contro “pochi attivisti radicali che tengono il Paese in ostaggio”. Una posizione questa ribadita anche ieri dalla stessa dirigenza tory.

Tra le varie ipotesi vagliate negli ultimi giorni, ci sarebbe stata anche quella del possibile coinvolgimento nel negoziato di Jody Wilson-Raybould, ex ministra della Giustizia liberale, eletta poi come indipendente alla Camera, che fa parte di una First Nations (We Wai Kai Nation) della British Columbia e conosce molto bene le problematiche di quell’area del Paese.

Per ora non c’è stata alcuna richiesta ufficiale da parte di Trudeau – visti gli attriti del passato a causa della vicenda SNC Lavalin – ma la stessa parlamentare ha dato la sua disponibilità a partecipare alla trattativa con i chief ereditari dei Wilson-Raybould. Potrebbe essere una buona idea: resta da vedere se le ferite del passato si sono rimarginate o meno.