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Anche le scuole cattoliche pronte allo sciopero

Anche le scuole cattoliche pronte allo sciopero

Anche le scuole cattoliche pronte allo sciopero

TORONTO – Scuole nel caos, un ministro dell’Istruzione pubblica incapace di gestire l’emergenza, una trattativa arrivata a  un punto morto. Sono gli ingredienti di un mix esplosivo in questo autunno caldo del settore scolastico dell’Ontario, che da ieri ha aggiunto un nuovo elemento di destabilizzazione.

Il sindacato che rappresenta gli insegnanti delle scuole cattoliche, l’Ontario English Catholic Teachers’ Association, ha fatto un nuovo passo formale per arrivare allo sciopero, presentando il cosiddetto rapporto “no board”: si tratta di un  passaggio formale che fa scattare il conto alla rovescia di 17 giorni scaduti i quali potrà essere indetto lo sciopero degli insegnanti.  La data da segnarsi è il 21 dicembre, che in sostanza coincide con il primo giorno di chiusura delle scuole per le festività natalizie.

Ci sarà quindi ancora molto tempo per evitare che gli insegnanti delle scuole cattoliche in- crocino le braccia, ma il segnale  che ha voluto lanciare il sindacato è chiaro: visto che la trattativa  è in fase di stallo e il governo non  fa alcuna concessione alle richieste presentate al tavolo del negoziato, bisogna allora far capire  all’esecutivo che i docenti stanno  facendo sul serio.

“Quanto abbiamo deciso di fare – ha fatto sapere Liz Stuart, presidente dell’English Catholic Teachers’ Association – deve rappresentare un campanello d’allarme per il premier Doug Ford e il ministro dell’Istruzione pubblica Stephen Lecce: è  giunto il tempo che decidano cosa vogliono fare.

Sfortunatamente, mentre loro sostengono di portare avanti una trattativa in buona fede e di aver fatto delle offerte ragionevoli, la realtà è che il governo Ford continua a focalizzare  la propria attenzione su come posizionarsi con l’opinione pubblica  e non a raggiungere un accordo”. Parole durissime, che confermano come il sindacato e il governo, dopo mesi di estenuante trattativa, siano ormai ai ferri corti.

L’esecutivo provinciale, dal canto suo, continua nella sua politica poco propensa a concessioni  di fronte alle richieste degli insegnanti. “Sono stato chiaro – ha dichiarato il ministro Lecce – voglio  raggiungere un accordo per man- tenere i bambini di questa provincia a scuola. Il mio team è pronto  a continuare gli incontri per negoziare un accordo che rispetti prima di tutto gli interessi dei nostri  studenti e fornisca ai genitori la  prevedibilità che si meritano”.

Insomma, il governo non si spo- sta di un millimetro davanti alle  richieste del sindacato. Che continuano ad essere le stesse da mesi e che ricalcano quelle degli insegnanti delle scuole elementari e superiori pubbliche: stop alla politica degli tagli all’istruzione inaugurata dal governo provinciale nel 2018, ripensamento della decisione di alzare i limiti sul  numero massimo di studenti per  classe, freno ai corsi online che  hanno forti ripercussioni occupazionali, allargamento dei cordoni  della borsa sui fondi da destinare ai vari provveditorati agli studi,  aumento salariale che vada a braccetto con l’inflazione e quindi con  la crescita del costo della vita.

Nel frattempo ieri sono tornati in classe gli studenti delle scuole pubbliche, dopo la prima giornata di sciopero indetta dal sindacato che ha costretto alla chiusura  gli istituti scolastici pubblici della provincia.  Il sindacato non ha escluso che  anche nelle prossime settimane ci  possano essere nuove serrate se  non si registreranno progressi al  tavolo della trattativa.

Anche per le scuole cattoliche  quindi ci stiamo avvicinando a una nuova fase di caos che potrebbe portare allo sciopero all’inizio  del nuovo anno: in questo caso saranno coinvolti tutti gli studenti  dal grado 1 al grado 12, compresi  i bambini degli asili (Junior Kindergarten e Senior Kindergarten).