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A rischio i dati di 19 milioni di canadesi

A rischio i dati di 19 milioni di canadesi

TORONTO – E ci risiamo. Sembra proprio non debba esserci pace per chi ha i propri dati disponibili – in qualche modo – online, ossia la stragrande maggioranza di noi tutti.

Secondo un rapporto del commissario per la privacy del Canada, infatti, nel periodo intercorso tra novembre 2018 e giugno 2019, sarebbero stati registrati ben 446 casi di infrazione dei dati personali a mezzo internet, riguardanti un totale di circa 19 milioni di cittadini.

Questa violazione dei dati online ha compreso reati come il furto d’identità, crimini di tipo finanziario e persino violenze personali rivolte ad ignari utenti.

Il 59 per cento di queste violazioni avrebbe riguardato accessi non autorizzati ai dati personali, il 22 per cento una pubblicazione involontaria dei propri dati, il 13 per cento la perdita dei dati dovuta a dimenticanze (come lo smarrimento di una chiavetta portatile Usb, o di documenti cartacei), ed il restante 6 per cento al furto di computer, telefoni cellulari o altri effetti personali.

Dal primo novembre scorso è entrata in vigore una nuova legge – a livello federale – che impone a tutte le compagnie, aziende ed attività commerciali di comunicare, all’ufficio del commissario per la privacy, l’eventuale furto o smarrimento di dati che possano riguardare i relativi clienti.

Ma da questa legge sono esentati i partiti politici ed a meno di 50 giorni dal voto federale la questione solleva ulteriori dubbi e quesiti a livello di protezione della privacy dei canadesi. È già accaduto, infatti, che – proprio in occasione di consultazioni elettorali – compagnie private di monitoraggio o organi pubblici abbiano in qualche modo gestito in maniera errata – pur senza malafede – i dati personali messi a loro disposizione.

Era di alcune settimane fa la notizia che i dati personali relativi a più di cento milioni di utenti in Nordamerica, sei dei quali residenti in Canada, erano risultati a rischio a seguito dell’attività svolta da una hacker – la 33enne statunitense Paige A. Thompson, poi arrestata dall’FBI – che era entrata illegalmente nella banca dati online della Capital One, una delle più grandi compagnie finanziarie al mondo per la distribuzione di carte di credito.

Secondo un rapporto della Juniper Research, entro il 2024, il costo della perdita o del furto di dati personali dei clienti costerà alle aziende nordamericane ben cinque triliardi di dollari l’anno, una cifra che oggi si aggira intorno ai tre triliardi di dollari. Sempre secondo lo stesso rapporto, i crimini commessi online e su piattaforma cibernetica riguarderanno in prevalenza le piccole e medie aziende, meno organizzate a proteggersi dalle minacce informatiche messe in atto dagli hacker di tutto il mondo.

Giorgio Mitolo

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