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Già malati e in su con l’età: le vittime di Covid in Italia

Già malati e in su con l’età: le vittime di Covid in Italia

Già malati e in su con l’età: le vittime di Covid in Italia

TORONTO – Il Covid-19 ha cambiato la nostra vita e le conseguenze di questa tragica pandemia si sentiranno per anni. Conseguenze sanitarie prima di tutto, ma anche economiche, sociali e comportamentali.

Il nostro modo di vivere, il nostro relazionarci con gli altri porterà per molto tempo la cicatrice del graffio sul nostro volto lasciatoci dal coronavirus.

E mentre ogni giorno siamo costretti ad aggiornare il bilancio delle vittime qui in Canada e nel resto del mondo, iniziano ad arrivare dati esaustivi sulle vittime di questo tragico contagio su scala planetaria.

A fornirci un’istantanea completa di quanto sta accadendo è l’Istituto Superiore di Sanità in Italia (ISS), l’ente che prima di tutti al mondo, con grande trasparenza e competenza, ha presentato alla comunità scientifica internazionale la mappatura medica, demografica e geografica delle vittime di Covid-19.

Già il mese scorso l’ISS aveva pubblicato un primo studio che tuttavia si basava su un campione significativo ma limitato. Ora l’Istituto ci consegna un rapporto che analizza per filo e per segno la situazione del 7 maggio 2020, quando in Italia le vittime erano quasi 28mila. Con questi dati possiamo così tracciare un primissimo, parziale bilancio, di quanto è successo in Italia.

Si tratta di uno strumento prezioso, quello dell’ISS, perché le sue linee guida sono applicabili anche in Canada e nel resto del mondo: nel nostro Paese, ad esempio, spiega almeno in parte cosa sta succedendo nella case di cura a lunga degenza.

Ma quali sono i dati principali dello studio? Innanzitutto, l’ISS conferma come il primo fattore decisivo nel pesante bilancio delle vittime sia quello che riguarda l’età: più è avanzata e più il paziente di Covid è a rischio.

L’età media dei pazienti deceduti e positivi al coronavirus è di 80 anni. Delle quasi 28mila vittime italiane, 11.395 avevano da 80 a 89 anni, 4.430 avevano più di 90 anni, 7.849 avevano tra i 70 e gli 80 anni. Su 28mila vittime in Italia, appena 312 avevano meno di 50 anni. In particolare, 66 di queste aveva no meno di 40 anni (42 uomini e 24 donne con età compresa tra 0 e 39 anni). Tra loro solamente 12 non avevano diagnosticate patologie di rilievo.

Ed eccolo quindi il secondo fattore decisivo, che spiega perfettamente le dinamiche di sviluppo del contagio e le conseguenze mediche per chi ha contratto il virus; la presenza o meno di malattie per il paziente prima del contagio. Il tasso di mortalità per Covid-19 è caratterizzato dalle condizioni mediche preesistenti.

pazienti deceduti e positivi al covid-19

Per analizzarle, l’Istituto Superiore di Sanità ha passato al vaglio le cartelle cliniche di 2.621 deceduti in Italia a causa del coronavirus. Il numero medio di patologie osservate in questo consistente campione di vittime è di 3,3. Complessivamente, 101 pazienti (3,8 per cento del campione) presentavano 0 patologie, 393 (14,5 per cento) presentavano 1 patologia, 558 (21,4 per cento) presentavano 2 patologie e 1.569 (60,3 per cento) presentavano 3 o più patologie.

Questi dati non puntano affatto a voler minimizzare l’impatto del Covid-19 su tutte le fasce della popolazione. In tutto il mondo esistono tanti casi di decessi di persone giovani e sanissime e questo rappresenta un dato di fatto del quale si deve sempre tenere conto.

Allo stesso tempo però i virologi e gli epidemiologi impegnati nella ricerca di terapie e cure e -caci contro il coronavirus confermano come la malattia non colpisca tutti, indistintamente e allo stesso modo. Il Covid aggredisce soprattutto i più deboli. E non tanto nella fase del contagio, laddove il virus colpisce senza guardare la carta d’identità o la cartella clinica della sua vittima, ma in quella successiva.

La comunità scientifica deve trovare ancora le risposte alle tante sfide lanciate da questa terribile pandemia. E forse queste potranno arrivare quando anche altri Paesi saranno in grado di fornire una mappatura dei decessi come quella pubblicata dall’ISS che ci aiutano a capire il comportamento epidemiologico del virus.