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Wilson-Raybould e Trudeau, tira e molla infinito

Wilson-Raybould e Trudeau, tira e molla infinito

TORONTO – Un’estenuante trattativa durata molte settimane per arrivare a un compromesso che avrebbe evitato lo scoppio dello scandalo. O che quanto meno, ne avrebbe limitato gli effetti esplosivi che stanno dilaniando il Partito Liberale.

È quanto sarebbe avvenuto nei mesi precedenti le dimissioni di Jody Raybould-Wilson, presentate lo scorso 12 febbraio, secondo una ricostruzione fornita in esclusiva dalla Cbc.

Secondo questa chiave di lettura, prima che lo scandalo arrivasse alla stampa – 7 febbraio – l’ex Attorney General presentò una lista di condizioni al primo ministro Justin Trudeau: tra queste, l’allontanamento dai loro incarichi dell’allora consigliere principale Gerald Butts, del Clerk del Privy Council Michael Wernick e del consigliere Mathieu Bouchard. Ma non solo.

L’ex ministro della Giustizia federale pretendeva anche che Trudeau presentasse le scuse ufficiali, in parlamento o, in alternativa, davanti al caucus liberale per le pressioni fatte dal suo ufficio per cercare di accomodare le vertenze legali della SNC-Lavalin.

Wilson-Raybould, inoltre, avrebbe chiesto di avere una voce in capitolo nella scelta del suo successore come Attorney General, con un impegno da parte del primo ministro che il futuro ministro della Giustizia avrebbe mantenuto la sua stessa linea nel caso SNC-Lavalin.

Dopo lunghe settimane di trattativa alla ricerca di un compromesso, il primo ministro avrebbe deciso di lasciare perdere, per via del continuo sommarsi di nuove condizioni poste dalla Wilson-Raybould, che infine decise di dimettersi il 12 febbraio. Ieri sulla vicenda è tornata anche l’altra ex ministra che ha lasciato il governo per via dello scandalo.

Jane Philpott, che come Wilson- Raybould è stata estromessa dal gruppo parlamentare liberale, ha dichiarato che a suo avviso Trudeau avrebbe potuto evitare che la vicenda degenerasse e arrivasse fino a questo punto, semplicemente presentando le sue scuse qualche mese fa per le pressioni indebite e le interferenze politiche sull’ex Attorney General.

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