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WE Charity: «Abbiamo agito in buona fede»

WE Charity: «Abbiamo agito in buona fede»

WE Charity: «Abbiamo agito in buona fede»

OTTAWA – «La nostra organizzazione è stata selezionata per gestire un programma di volontariato per studenti grazie alla sua storia e non a causa di stretti legami con i ministri del governo». E poi: «Non avremmo mai accettato di prendere parte ad un programma federale di volontariato per studenti se avessimo saputo che avrebbe potuto mettere a repentaglio il lavoro che la nostra organizzazione ha svolto in 25 anni». E, ancora: «Il denaro ricevuto dal governo federale sarebbe stato destinato a coprire le spese sostenute per il programma e non come vantaggio per noi stessi e la nostra organizzazione».

Questa la difesa dei fratelli Craig e Marc Kielburger, fondatori di WE Charity, comparsi martedì davanti alla commissione finanze della Camera dei Comuni, per chiarire la posizione dell’organizzazione finita nella bufera.

I due si sono difesi, dichiarando di essere «rammaricati» per non aver capito come sarebbe stato percepito l’accordo per la gestione del sussidio per gli studenti canadesi in tempi di Covid-19. Un accordo da 912 milioni di dollari, poi “congelati” quando è emerso che alcuni familiari del premier Justin Trudeau erano stati pagati profumatamente per parlare in eventi di WE Charity e che i parenti del ministro delle Finanze, Bill Morneau, erano andati in viaggio a spese dell’organizzazione stessa.

I fratelli Kielburger hanno difeso quelle che hanno definito «le buone intenzioni».
«Alcuni – hanno aggiunto – hanno insinuato che WE Charity fosse in gravi difficoltà finanziarie prima del CSSG (il Canada Student Service Grant). Semplicemente non è vero.

Come molte organizzazioni no-profit e aziende canadesi, avevamo già intrapreso azioni per adattare il numero del personale e per orientare i nostri programmi alla situazione creatasi con il Covid-19».

Anche l’ex presidente del consiglio di amministrazione di WE, Michelle Douglas, ha testimoniato ieri, dichiarando che Craig Kielburger, co-fondatore del WE, le chiese di dimettersi il 25 marzo dopo che lei e altri membri del consiglio avevano chiesto ai dirigenti del WE di consegnare i documenti finanziari che giustificassero licenziamenti di massa durante la pandemia. «Mi sono dimessa – ha detto Douglas – perché non potevo fare il mio lavoro. Non ho potuto assolvere i miei doveri di governo. Ritenevamo che non si potesse licenziare centinaia di persone senza prove dimostrabili molto forti e che si dovessero esplorare altre misure per salvare i posti di lavoro.

Invece, il team esecutivo ha licenziato i dipendenti in gran numero e con grande velocità». Douglas ha poi dichiarato che i membri del consiglio dell’associazione avevano capito che «i relatori non erano stati pagati dall’associazione stessa o dalle organizzazioni correlate per parlare ai WE Days». Una dichiarazione che contrasta con quanto emerso nelle ultime settimane, cioè che la WE Charity avrebbe pagato centinaia di migliaia di dollari per gli interventi dei membri della famiglia Trudeau agli eventi di WE.

WE Charity aveva, però, precedentemente confermato che la madre del primo ministro, Margaret Trudeau, era stata pagata per circa $250.000 per aver parlato a 28 eventi, mentre il fratello di Justin, Alexandre, aveva parlato in otto eventi e ha ricevuto circa $32.000.

I deputati hanno chiesto ripetutamente a Craig Kielburger quali qualifiche possedessero come relatori, a parte i loro nomi e connessioni di alto profilo. Kielbuger ha risposto che è stata «l’esperienza vissuta” che ha reso persone come Margaret Trudeau ospiti degni di essere pagati.

Anche la moglie del premier, Sophie Gregoire Trudeau, ha partecipato agli eventi ed è stata rimborsata, in media, $3,618 per ogni volta. Kielburger ha dichiarato che, comunque, una ripartizione completa dei costi sarà resa disponibile dopo la loro testimonianza.

Mentre scriviamo, l’audizione è ancora in corso.

Domani (giovedì) di fronte alla commissione finanze comparirà il premier Justin Trudeau.