CorrCan Media Group

Un’elezione moralmente e politicamente combattuta incorona Andrzej Duda

Un’elezione moralmente e politicamente combattuta incorona Andrzej Duda

Un’elezione moralmente e politicamente combattuta incorona Andrzej Duda

TORONTO – Doveva essere un’elezione relativamente “calma”, basata sui temi della parità economica e dell’immigrazione. Invece la campagna per eleggere il nuovo presidente della Polonia si è rivelata la più combattuta dalla caduta del regime comunista nel 1989. Con un risultato quasi record del 68% dei votanti, alle elezioni di domenica i polacchi hanno riconfermato Andrzej Duda. Secondo la Commissione elettorale nazionale, dopo lo spoglio del 99,9% dei collegi, Andrzej Duda ha ottenuto 10.413.094 preferenze, pari al 51,2% dei voti. Il suo avversario, Rafał Trzaskowski, è uscito di scena ottenendo 9.921.219 voti, o il 48,8% delle preferenze, nel secondo turno delle elezioni presidenziali.

Le elezioni erano inizialmente previste a maggio, tuttavia le restrizioni legate al Covid-19 e la preoccupazione per la salute pubblica avevano spinto il governo di Varsavia a rinviare il voto sino al 28 giugno: nessuno degli undici candidati in lizza aveva ricevuto, al primo turno, il 50% più uno dei voti necessari a vincere.

Conservatore e di fede cattolica, Duda ha svolto una campagna elettorale apertamente in difesa del modello di famiglia tradizionale e di una organizzazione della società altrettanto legata alle tradizioni. La sua campagna si è concentrata principalmente sulla protezione delle famiglie polacche e sull’etica cattolica. Si tratta di questioni che toccano molto da vicino i polacchi, sia a livello locale che all’estero, compresa la popolazione di origine polacca presente qui in Canada.

La sua piattaforma politica ha cambiato il vocabolario del dibattito sulle questioni sociali in Polonia. Prima della campagna elettorale e prima della pandemia di Covid-19,

Duda aveva visitato la parrocchia di St. Maximilian Kolbe, a Mississauga, per incontrare i suoi sostenitori più accesi. Domenica scorsa potevano infatti votare circa 519.000 polacchi residenti all’estero. Duda ha promesso un secondo mandato all’insegna di un’ambiziosa politica di investimento e di attuazione di obiettivi internazionali basati su sviluppi tecnologici ed economici: una strategia “Made in Polonia”.

In sostanza, per Duda si è trattato di una elezione sugli stessi temi. Negli ultimi cinque anni il suo partito, il PiS, aveva implementato politiche volte a migliorare la qualità di vita dei polacchi attraverso programmi sociali e assistenziali destinati ad emancipare molti suoi connazionali dalla povertà. La popolarità di Duda è cresciuta tra gli elettori di età più “matura” e tra quelli che vivono nelle comunità rurali.

Ma non abbastanza per eleggerlo già al primo turno, quando aveva ricevuto il 43,5% dei suffragi, in una elezione con alta affluenza alle urne. I suoi oppositori sostenevano che altri cinque anni sotto la presidenza di Duda e con il suo partito al potere avrebbero aumentato le divisioni e indebolito ulteriormente sia lo Stato che la Presidenza.

Duda ha risposto con la promessa di proteggere i bambini dall’ “ideologia LGBTQ” e la scorsa settimana ha proposto di modificare la Costituzione per vietare alle coppie LGBTQ di adottare bambini. La controversia potrebbe essere stata un fattore trainante nell’emergente spaccatura sociale tra il partito al potere e le comunità LGBTQ.

Tuttavia anche il suo avversario, Rafal Trzaskowski, che pur aveva preso parte alle marce sull’uguaglianza, si è poi detto contrario all’adozione di bambini da parte delle coppie LGBTQ. Trzaskowski ha riconosciuto che il PiS aveva correttamente identificato le disparità di reddito come un problema che deve essere affrontato, appoggiando il mantenimento delle politiche sul welfare. Nonostante abbia guadagnato popolarità tra i “progressisti urbani” e gli elettori di mentalità liberale, Trzaskowski non è però riuscito ad ottenere quel sostegno necessario per vincere.

La Polonia, pur avendo fatto grandi progressi economici, non è ancora tra le Nazioni più ricche dell’Unione Europea, ma non ha messo da parte i valori che l’hanno aiutata a sopravvivere ai travagliati decenni del secolo scorso. Duda ha sfruttato l’etica cattolica e gli elettori si sono rivelati a sostegno della sua candidatura in un numero che nemmeno lui avrebbe potuto aspettarsi. Citando presunte – ma non dimostrate – irregolarità di voto, il capo dello staff di Trzaskowski, Cezary Tomczyk, ha chiesto un immediato riconteggio dei voti.

Secondo la Commissione elettorale nazionale, gli elettori registrati per le elezioni del 12 luglio sono stati ben oltre 29 milioni, di cui 519 mila all’estero.