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Trudeau in difficoltà, i tory con O’Toole salgono nei sondaggi

Trudeau in difficoltà, i tory con O’Toole salgono nei sondaggi

Trudeau in difficoltà, i tory con O’Toole salgono nei sondaggi

TORONTO – Il governo liberale è costretto a navigare a vista in questa fase. Deficit, crisi economica, la minaccia della pandemia, lo scandalo We Charity, l’instabilità dell’esecutivo: ingredienti che miscelati possono creare un cocktail esplosivo per Justin Trudeau.

In questo contesto a destare preoccupazione per il destino del governo grit arriva anche l’ultimo sondaggio pubblicato ieri dalla Angus Reid che ci regala un’istantanea sui rapporti di forza tra i partiti canadesi. Per la prima volta da molti mesi il Partito Conservatore ha annullato il gap che aveva con i liberali nelle intenzioni di voto dei canadesi.

Stando all’indagine demoscopica, se si dovesse tornare alle urne in questo momento ci ritroveremmo i due principali partiti appaiati al 35 per cento.

Molto distaccato l’Ndp guidato da Jagmeet Sing, fermo a un desolante 17 per cento, con il Bloc Quebecois attorno al 7 per cento e i Verdi che non superano il 4 per cento.

Ma come va interpretato questo dato? Innanzitutto siamo di fronte al primo sondaggio effettuato da quando i conservatori hanno scelto il loro nuovo leader. La nomina di Erin O’Toole evidentemente ha riportato energia ed entusiasmo a un partito che negli ultimi mesi si era dovuto adagiare alla leadership dimezzata di Andrew Scheer, leader dimissionario da molti mesi, rimasto in sella per via della pandemia che aveva fatto slittare la convention tory.

Allo stesso tempo le difficoltà evidenti del governo liberale si riflettono anche nelle intenzioni di voto dell’elettorato canadese. A livello regionale, il Partito Liberale si conferma prima forza politica in Ontario e in Quebec, mentre i conservatori, rispetto alle elezioni del 2019, rafforzano il loro dominio in Alberta, in Saskatchewan, in British Columbia e in Manitoba.

Le implicazioni, a livello politico, sono molteplici. Negli ultimi giorni lo stesso O’Toole ha ribadito in più di un’occasione che in questo momento tra le sue priorità non c’è quella di un ritorno immediato alle urne, sottolineando come invece, a suo avviso, sarebbe stato proprio il primo ministro liberale a cercare di forzare la mano per il voto anticipato. Ora il quadro politico potrebbe cambiare e anche profondamente. Perché non dobbiamo dimenticarci che tra meno di tre settimane avremo il Discorso dal Trono, con la presentazione del nuovo piano del governo sul quale ci sarà un voto di fiducia alla House of Commons.

E qui bisognerà capire quali saranno le intenzioni dei singoli leader. Yves-François Blanchet, segretario del Bloc Quebecois, il mese scorso ha chiesto le dimissioni di Trudeau sulla scia dello scandalo We Charity e potrebbe continuare sulla linea dell’intransigenza. Singh, invece, in questo momento si trova in una posizione di forza, per via del fatto che lo stesso Trudeau non può contare sulla maggioranza assoluta alla Camera. Al leader dell’Ndp quindi – visti anche i sondaggi che non sono troppo lusinghieri – non converrebbe andare al voto anticipato. E questa potrebbe essere la chiave per la sopravvivenza del traballante governo Trudeau, almeno per ora.

Anche perché, sempre secondo il sondaggio di ieri, i canadesi hanno ben altre preoccupazioni rispetto all’ipotesi di tornare a votare. Alla domanda sui temi di maggiore interesse in questo momenti per i canadesi, al primo posto troviamo la pandemia di Covid-19, seguita dalle condizioni del sistema sanitario, l’ambiente, l’economia, il deficit alle stelle. Tornare alle urne nel bel mezzo di una pandemia è l’ultimo dei pensieri per buona parte della popolazione.