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Trudeau alla conquista dei mercati asiatici

Trudeau alla conquista dei mercati asiatici

TORONTO – Espandere il commercio del Canada con i mercati in crescita in Asia.

È questo lo scopo della missione a Singapore – a cui seguirà la Papua Nuova Guinea – del primo ministro Justin Trudeau.

Parlando ad un meeting dove erano presenti società canadesi che già investono nel paese e aziende locali interessate a investire in Canada, Trudeau ha cercato di dare una immagine del Canada come “un’isola di stabilità politica, sociale ed economica nel mondo” – notando la facilità di ottenere un visto per i migliori talenti tecnologici rispetto ai tempi più lunghi negli Stati Uniti.

«Negli ultimi tre anni, il governo canadese ha aperto le porte a nuovi mercati – assicurando accordi di libero scambio con l’Unione Europea e i mercati in crescita dell’Asia – e ha mantenuto la porta aperta al nostro mercato più grande attraverso un nuovo accordo commerciale nordamericano», ha esordito il primo ministro canadese.

Trudeau non ha perso tempo e nel primo incontro a Singapore ha gettato le basi per quello che i liberali sperano sarà un quadro più chiaro di come perseguire il commercio più libero con un blocco di 10 paesi di importanti fornitori e clienti, tra cui Singapore.

Molti membri dell’Association of Southest Asian Nations (ASEAN) hanno classi di consumatori in espansione e alti tassi di crescita della popolazione rispetto al resto del mondo. Combinati, i membri dell’ASEAN – Filippine, Indonesia, Brunei, Singapore, Malesia, Tailandia, Vietnam, Laos, Cambogia e Birmania – hanno quasi 650 milioni di persone, un’economia congiunta di $2,8 trilioni USA e sono già il sesto partner commerciale più importante del Canada.

«Parleremo del nostro potenziale con l’ASEAN e continueremo a cercare ulteriori opportunità commerciali – ha detto Trudeau durante la tavola rotonda – tuttavia, come ben sapete, stipulare un accordo commerciale non è automaticamente tutto ciò che bisogna fare per ra.orzare le relazioni commerciali. Il vero lavoro, in realtà, inizia dopo che si firmano i documenti e si tratta di costruire il rapporto, aumentando i contatti, costruendo la struttura ed anche cambiando la mentalità: far capire alle aziende canadesi le opportunità che abbiamo in tutto il mondo per collaborare e investire».

«La ricerca sulle piccole e medie imprese mostra che molte aziende canadesi si stanno espandendo in Asia, entrando nel territorio prima delle società più grandi – ha affermato Lorna Wright, direttore generale del Centre for Global Enterprise della Schulich School of Business della York University – il problema è che le imprese e i politici che parlano di essere un partner nella regione si sono ritirati verso il partner che conoscono meglio – gli Stati Uniti – ha detto Wright – questo pone un problema al commercio con l’Asia orientale, una regione con una cultura aziendale basata sulla relazione.

Non è positivo quindi pensare “quest’anno siamo lì, l’anno prossimo non lo saremo, l’economia va giù negli Stati Uniti allora andiamo in Asia, l’economia torna a correre negli Stati Uniti quindi ci allontaniamo da qui”», ha detto Wright. L’analisi della Wright è accurata e segue la logica.

«Questa situazione pone i liberali di fronte a un bivio: proseguire i colloqui verso un accordo di libero scambio di gruppo con l’ASEAN, che potrebbe portare grandi benefici ma necessitare di anni di assiduo lavoro oppure convincere le nazioni dell’ASEAN che ancora non l’hanno fatto a sottoscrivere l’accordo commerciale Pacific Rim recentemente ratificato, denominato Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP)», ha detto.

L’ASEAN ha invitato Trudeau – che è stato il primo primo ministro a parteciparvi l’anno scorso – anche al suo summit dell’Asia orientale di quest’anno, che è uno dei più importanti raduni nella regione.

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