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Trudeau a caccia di consigli per il suo governo

Trudeau a caccia di consigli per il suo governo

OTTAWA – Caratteristica precipua di un leader è quella di saper ascoltare. Soprattutto quando si tratta di critiche e di consigli.

Ed a questa regola non si è sottratto il primo ministro fresco di rielezione, Justin Trudeau, che ha ieri avuto modo di trarre beneficio dall’incontro avuto – ad Ottawa – anzitutto con il governatore generale del Canada, Julie Payette, con la quale si è intrattenuto per discutere dei passi formali inerenti alla formazione del suo nuovo governo ed al giuramento previsto per il 20 novembre prossimo.

Ma Trudeau ha cercato anche ben altro genere di consigli – sul piano strettamente politico – da due esponenti di provata professionalità e valore come Anne McLellan, più volte ministro nei governi guidati da Jean Chretien e Paul Martin e dallo scorso marzo consigliere speciale dello stesso Trudeau, ed Isabelle Hudon, attuale ambasciatore del Canada in Francia.

Trudeau si era già rivolto nel recente passato alla McLellan, in più di un’occasione, ma – in particolare – per il complesso iter che avrebbe portato, poco più di un anno fa, alla liberalizzazione del commercio della marijuana a scopo ricreativo e successivamente per analizzare il duplice ruolo del ministro della giustizia e del procuratore generale del Canada, in seguito allo scoppio dello scandalo SNC-Lavalin.

McLellan rappresenta una importante fonte di consigli – per Trudeau – relativa alla provincia dell’Alberta, essendo lei stata eletta più volte nel collegio di Edmonton, città in cui tuttora risiede. Sui 34 seggi a disposizione nella provincia occidentale, i liberali di Trudeau non ne hanno infatti vinto nemmeno uno e McLellan dovrà suggerire al primo ministro come riallacciare i rapporti con una provincia che appare oggi totalmente avulsa al contesto liberale.

L’ambasciatore Isabelle Hudon – già presidente esecutivo della Sun Life Financial Quebec, nonché presidente ed amministratore delegato della camera di commercio di Montreal – rappresenta, come ovvio, un ponte verso la provincia francofona che ha visto, il 21 ottobre, il clamoroso successo elettorale del bloc quebecois, guidato da Yves-François Blanchet.

Trudeau non può permettersi che il Quebec rimanga un feudo di Blanchet e deve trovare una strategia – grazie anche ai preziosi suggerimenti della Hudon – che lo tenga al centro dell’azione politica e dell’attività del suo nuovo governo.

E le priorità della nuova amministrazione verranno presentate in occasione del Discorso dal Trono, passaggio dal quale si potrà iniziare a comprendere chi – dagli scranni dell’opposizione – potrà appoggiare, di volta in volta, la visione di Trudeau.

Sono 13 i seggi che mancano al primo ministro rieletto per avere una maggioranza alla Camera dei Comuni, aspetto di non poca importanza.

Certo, Trudeau potrà anche proseguire – magari per i prossimi due anni – senza che nessuno dei partiti di opposizione si azzardi a scatenare una crisi di governo e quindi ulteriori elezioni.

Ma allo stesso Trudeau – come abbiamo scritto in principio a quest’articolo – occorrerà maggiore attenzione nel saper ascoltare, sia i suoi fedeli accoliti, sia gli avversari all’opposizione, in modo da poter traghettare la nave Canada in acque mai troppo agitate o perigliose. Si tratta di una scommessa impegnativa.

Giorgio Mitolo

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