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Toronto Museo di Maradona, si prepara la trasferta canadese

Toronto Museo di Maradona, si prepara la trasferta canadese

TORONTO – È venuto a Toronto per onorare uno “zio virtuale”, Domenic Matera, ma quando si è reso conto di cosa il calcio italiano significhi per noi “espatriati”, gli è venuta un’idea: portare qui in Canada il Museo di Maradona da lui stesso ideato e fornito di cimeli autentici del Pibe De Oro.
«Siamo già stati in diverse città italiane – spiega Massimo Vignati – e nel 2022 lo porteremo in Qatar per i mondiali. Prima di allora potremmo venire a Toronto, dove il mito di Maradona è ancora grande sia nella comunità italiana che in quella argentina. Preciso che l’eventuale trasferta torontina del Museo sarebbe in  nel nome del progetto “Una goccia di azzurro” che si adopera per i bambini malati di un ospedale napoletano”.    «L’idea è ottima – dice Domenico Matera – ma per realizzarla ci sarà tanto da lavorare. Per il viaggio di trasferimento dei cimeli, le pratiche burocratiche, i permessi bisognerebbe assemblare un team, gente amante del calcio, del Napoli e  di Maradona».
«I soldi? Quelli si troverebbero. Ripeto, l’idea è ottima. Ora bisogna vedere se è possibile realizzarla, e come», conclude l’ex manager del Toronto Blizzard, da pochi giorni proprietario di una sua mattonella personale sul Muro dei Famosi del calcio italocanadese.
«Noi napoletani pretendiamo molto da Insigne, perché lui è napoletano, deve dare l’esempio agli stranieri, spronarli a dare sempre il massimo».
«Il Napoli di oggi è come una bella torta senza la famosa ciliegina, un fuoriclasse come Maradona».
Si presenta così un tifoso molto particolare del Napoli, Massimo Vignati, in “trasferta” a Toronto per essere presente alla festa della induzione nella Hall of Fame di Dominic Matera.
Massimo, 42 anni, è cresciuto a pane, pizza e…Maradona. 
Ha fondato il Club Napoli Saverio Silvio Vignati in memoria del suo compianto genitore e creato un museo dedicato a al grande Diego, pieno zeppo dei suoi cimeli.
Ogni domenica al San Paolo organizza il tifo sotto quell’immenso striscione con il volto del suo mito.
Vignati è la memoria storica del Napoli di Maradona con il quale è praticamente cresciuto. 
«Mio padre Saverio – spiega il supertifoso – è stato per circa trent’anni il responsabile dello Stadio San Paolo, ed in particolare dello spogliatoi del Napoli dai tempi di Canè a quelli di Maradona».
«Mia madre Lucia per i sette anni che Diego è stato a Napoli ha cucinato per 12 figli, gli 11 suoi, più Diego».
«Per i sette anni di Madona a Napoli io ero uno dei raccatapalle durante le partite».
«Quasi tutti lunedì giocava a calcetto con noi ragazzi. Gli ho visto fare cose incredibile con il pallone, con i tappi di birra, con i limoni. Palleggiava con tutto lasciandoci a bocca aperta».
«La sua vita privata, era privata. Io non gli ho mai visto fare le cose che poi si è saputo faceva».
«Per fortuna si è salvato, è uscito dall’inferno in cui era caduto».
«Quando accusava Blatter di essere un ladrone, non fu preso sul serio. Questo è fuori di testa per la droga. Invece Diego aveva ragione al cento per cento».
Quando passa ad esaminare il Napoli di oggi, Vignati lo fa con l’ironia e la fatalità tipica dei napoletani, offrendo anche scheggia di saggezza.
«Non se se vinciamo lo scudetto, probabilmente no. Ma sarebbe bellissimo almeno andare a dare una sonora lezione alla Juve nel prossimo scontro diretto».
«Noi tifosi pretendiamo che Insigne giochi e rendi sempre più degli altri. Lui è napoletano, lui deve dare esempio agli stranieri per invogliarli a dare il massimo».
La flessione del Napoli è dovuta alla stanchezza dei titolarissimi ed al fatto che i quattro Insigne-Mertens-Callejon-Hamsik non hanno segnato come l’anno passato».
«Sarri è un grande allenatore, con la rosa minima che sta facendo miracoli. Ricordiamoci che abbiamo fatto una gran bella figura con il Real Madrid e che siamo lì a fare il solletico alla potentissima armata juventina».
«Prolungherà il contratto? Questione di soldi, se pagano la penale il presidente è costretto a lasciarlo andare».
«Noi tifosi rispettiamo de Laurentiis per quello che ha fatto, portando il Napoli dalla C alla Champions. Ma nel calcio il passato non conta, conta il presente e per un buon presente occorrono soldi, investimenti pesanti. A gennaio non abbiamo preso nessuno, peccato».
«Perché quei cori anti Napoli squadra e Napoli città in molti degli stadi italiani? Per gli altri Napoli rappresenta tutto quanto c’è di brutto e di sbagliato in Italia. Ma Napoli e i napoletani  hanno la pelle dura, abbiamo sopportato ben altro che cori offensivi». 
 «L’amicizia con la famiglia Maradona nasce dalla semplicità e l’umiltà di mio padre che si faceva amare da tutti nello spogliatoio, e anche dal ruolo che mia madre occupava a casa di Diego, il quale l’ha “consacrata” come “mamma napoletana”. Io invece da ragazzino mi divertivo a curare e spolverare gli innumerevoli trofei, palloni e magliette che Diego aveva appese su una parete di casa sua. Tutt’oggi – continua Massimo – mi sento con lui perché la nostra è un’amicizia vera, un legame forte sul quale non abbiamo mai pensato di speculare né tantomeno guadagnare». 
 «Perché sono qui? Per il rispetto che porto verso “zio” Dominic. Ho voluto essere presente quando è stato onorato».
«Toronto? Gran bella città, pulita, ordinata e non si sente un clacson manco a pagarlo. Però, accidenti, che brutto tempo avete. La pioggia gelata manco sapevo esistesse…».
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