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Tagli e impopolarità, rimpasto arma spuntata

Tagli e impopolarità, rimpasto arma spuntata

TORONTO – Doug Ford si prepara a mischiare le carte nella sua compagine governativa per frenare l’emorragia di consenso. Ma difficilmente il rimpasto di governo, di cui si vocifera ormai da un paio di settimane e che dovrebbe arrivare a breve, servirà a cambiare la situazione.

Il vero problema di questo esecutivo, a un anno di distanza dal giuramento, è la sua identità ferocemente “Ford-centrica ­: il premier non solo detta la linea e impone un’agenda di governo blindata e inemendabile, ma zittisce il dissenso interno, si arroga il diritto di decidere ogni singolo aspetto del modus operandi dell’esecutivo, e rifiuta la critica.

Questo continuo tapparsi le orecchie di fronte all’evidenza – settore scolastico sul piede di guerra, caos nella sanità, fronte aperto con il governo federale e con i Comuni e gli enti locali – sta portando lentamente la provincia sull’orlo del baratro. E risulta quindi difficile imputare a un ministro o all’altro i risultati fallimentari di questi primi dodici mesi della legislatura. A questo punto il rimpasto ha davvero poco senso.

La politica lacrime e sangue inaugurata con il budget primaverile ha un unico mandato, il premier, mentre i singoli ministri sono semplicemente gli esecutori materiali che hanno posto in atto l’austerity finanziaria voluta da Ford. Al quale servirebbe, più che uno shuffle del suo gabinetto governativo, una svolta nelle politiche di taglio della pubblica, che vanno ricalibrate.

E non si tratta del bisogno di tornare a spendere e sperperare i soldi dei contribuenti in modo indiscriminato e senza criterio, ma di ritrovare il giusto equilibrio – ed è questa la vera sfida dei prossimi tre anni – tra il controllo dei conti con il rientro dal deficit e la tutela dei servizi essenziali come la scuola, la sanità, la difesa delle fasce meno abbienti.

In questi mesi il premier ha mostrato una determinazione brutale nella sua contrapposizione contro il sindaco di Toronto John Tory e il primo ministro Justin Trudeau, arrivando fino allo scontro in tribunale, come nel caso del taglio del numero dei consiglieri a City Hall e in quello della Carbon Tax.

Anche in questo caso, sarebbe consigliabile trovare un equilibrio proprio perché non si può andare aventi senza un clima di collaborazione e cooperazione dei tre livelli di governo. La politica divisiva della contrapposizione senza se e senza ma funziona in campagna elettorale, ma poi alla lunga stanca e diventa controproducente. In questo momento, la popolarità di Ford è in picchiata, l’insoddisfazione in Ontario ha raggiunto livelli senza precedenti.

Stando al sondaggio pubblicato ieri dalla DART/MARU Voice of Canada ci dice che nella classifica del livello di gradimento tra i premier canadesi, Ford si classifica al penultimo posto, con appena il 29 per cento degli elettori che si ritiene soddisfatto. Si tratta di un altro significativo segnale del bisogno di un cambio di marcia nell’azione di governo. Un cambio di marcia che si dovrebbe concretizzare con l’avvio di nuove politiche e non con un rimpasto nel quale vengono semplicemente cambiate le pedine senza però una vera inversione politica.

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