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SNC-Lavalin, l’Ocse preoccupata sulle possibili interferenze

SNC-Lavalin, l’Ocse preoccupata sulle possibili interferenze

TORONTO – Preoccupazione per i recenti sviluppi della vicenda SNC-Lavalin e le possibili interferenze politiche da parte del primo ministro canadese.

L’ha espressa ieri l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) in merito a quanto è emerso in queste ultime tre settimane durante le numerose testimonianze davanti alla commissione Giustizia della House of Commons canadese.

Una preoccupazione – sottolinea l’Ocse in una nota inviata ieri mattina – rafforzata dalle “recenti accuse di interferenza nel procedimento a carico della SNC-Lavalin” che hanno fatto scoppiare lo scandalo. Attualmente la compagnia canadese con sede a Montreal è accusata di aver corrotto esponenti dell’ex regime libico per assicurarsi appalti del valore di 58 milioni di dollari per la riparazione di un acquedotto in Libia.

L’Ocse entra nello specifico. “Come firmatario della Convenzione Anti-Mazzetta – continua la nota – il Canada si è impegnato a rispettare appieno quanto prescritto dalla Convenzione stessa, che prevede l’indipendenza della pubblica accusa nei casi di corruzione commessi all’estero secondo quando previsto dall’Articolo 5″.

Ma il Working Group on Bribary dell’Osce prende di mira proprio Justin Trudeau. “Oltre a questo, fattori politici come l’interesse economico nazionale e l’identità dei presunti violatori della legge non devono in alcun modo influenzare le indagini e le accuse”.

Il primo ministro fino a questo momento aveva giustificato tutte le azioni del suo ufficio “tenendo sempre conto delle ripercussioni economiche di un’eventuale condanna della SNC-Lavalin e della possibile perdita di 9mila posti di lavoro”.

Motivazioni – sottolinea l’Ocse – che non giustificherebbero eventuali pressioni e interferenze politiche nei confronti dell’ex Attorney General Jody Wilson- Raybould.

La nota dell’Ocse si chiude con un pesante monito per il primo ministro. “Il gruppo di lavoro dell’Ocse, che riunisce 44 organizzazioni nella Convenzione Anti-Mazzetta osserverà con la massima attenzione gli sviluppi in Canada”.

Allo stesso tempo, il gruppo ha inviato una lettere alle autorità canadesi nella quale sono state confermate le sue preoccupazioni e indicati i prossimi passi in questa vicenda . La dura presa di posizione della prestigiosa organizzazione internazionale rappresenta un nuovo grattacapo per Trudeau.

Preso di mira dai partiti d’opposizione, in picchiata nei sondaggi e con evidenti spaccature anche all’interno del Partito Liberale, il primo ministro ora deve fare pure i conti con i moniti che arrivano dall’estero.

Moniti che tra l’altro smontano pezzo per pezzo la giustificazione da lui resa pubblica per difendersi dalle accuse di pressioni e interferenze politiche.

Nel frattempo il leader del Partito Conservatore Andrew Scheer continua a chiedere le dimissioni di Trudeau e allo stesso tempo va in pressing per permettere all’ex ministro della Giustizia Jody Wilson- Raybould di tornare a testimoniare in commissione Giustizia, per poter controbattere alla versione offerta mercoledì scorso dall’ex braccio destro del primo ministro, Gerald Butts.

E proprio su questo sempre ieri è emersa un’importante novità. È stata infatti convocata per domani una riunione d’urgenza della commissione Giustizia della Camera che dovrà decidere se richiamare a deporre o meno l’ex Attorney General.

Ora uno degli obiettivi del primo ministro sarà quello di cercare di spostare il dibattito politico e una ghiotta occasione arriverà la prossima settimana.

Martedì prossimo, infatti, il ministro delle Finanze Bill Morneau presenterà il budget 2019, la legge di bilancio pre-elettorale che, come tradizione, sarà ricco di promesse perché rappresenterà una buona sostanza l’ossatura della piattaforma programmatica della prossima campagna elettorale.

A questo punto, è evidente, la tentazione di Trudeau è quella di spingere l’acceleratore sul fronte delle riforme – prima tra tutte quella sanitaria con la creazione di un piano farmaceutico nazionale – della pressione fiscale, del sostegno all’infanzia, del piano infrastrutture e del rafforzamento del welfare canadese.

Resta da capire se si arriverà a una tregua sul fronte SNC-Lavalin o se l’attenzione dell’opinione pubblica continuerà ad essere monopolizzata dai possibili nuovi sviluppi dello scandalo. In questo caso, la rielezione di Trudeau a ottobre si preannuncia in salita.

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