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Scheer: “Basta divisioni, il partito sia unito”

Scheer: “Basta divisioni, il partito sia unito”

TORONTO – Le divisioni interne in questa fase fanno il gioco di Justin Trudeau: il partito deve essere unito.

È questo l’appello lanciato ieri da Andrew Scheer di fronte alla crescente richiesta, giunta da più parti, di un suo passo indietro dopo la sconfitta alle elezioni del 21 ottobre.

Il leader conservatore non ha alcuna intenzione di farsi da parte e lo ha ribadito anche ieri quando ha annunciato i nomi dei componenti del Leadership Team alla House of Commons.

“Rimango al mio posto – ha dichiarato ai giornalisti – per combattere la battaglia che ha spinto i canadesi a eleggerci. Questo non è il momento di divisioni interne, una infelice tradizione del Partito Conservatore in questo Paese”.

Scheer ha quindi ribadito che rimarrà in sella al partito, almeno fino al prossimo aprile, quando la sua leadership sarà vagliata durante la convention conservatrice. “Non c’è nessuno che voglia più di me essere pronto per la prossima volta. Il mio obiettivo è mostrare ai canadesi che un governo conservatore manterrà questo Paese unito e forte”.

In ogni caso ha destato stupore la decisione di Scheer di nominare Leona Alleslev vice leader del Partito Conservatore. Alleslev alle elezioni del 2015 venne eletta nelle fila del Partito Liberale di Justin Trudeau, salvo poi decidere di cambiare casacca durante la legislatura in aperta polemica con il primo ministro per alcune sue decisioni su economia e difesa.

La carica di vice leader era molto ambita dalla classe dirigente conservatrice e la scelta di affidarla a una ex liberale ha lasciato molti esponenti tory scontenti.

Tra le nomine annunciate ieri, ci sono quella di Alain Rayes come responsabile dei rapporti con il Quebec, Candice Bergen come capogruppo alla Camera, Mark Strahl (Whip dell’opposizione), John Nater (vice capogruppo alla Camera), Diane Finley (responsabile dei rapporti tra il gruppo parlamentare e il partito), John Brassard (vice Whip dell’opposizione) e Tom Kmiec come coordinatore delle relazioni tra il gruppo parlamentare e l’ufficio del capo dell’opposizione.

In ogni caso, nonostante la fermezza con la quale Scheer ha ribadito di voler rimanere leader del partito, continuano a moltiplicarsi le richieste per le sue dimissioni. Oltre a questo, come era già capitato con Peter MacKay, alcuni esponenti di primo piano preferiscono giocare con l’ambiguità, alimentando quella che il Corriere Canadese ha definito “la guerra di logoramento. nei confronti di Scheer.

È il caso di Lisa Raitt, ex ministro del governo Harper sconfitta alle elezioni di ottobre, che durante un intervento all’Università di Toronto non ha attaccato il leader a viso aperto, ma ha lasciato intendere di essere consapevole del malessere e del malcontento all’interno del partito nei confronti di Scheer.

Raitt, premettendo di sostenere il leader, ha anche ammesso che “esiste un consenso consolidato sul fatto che molti non lo ritenano forte abbastanza. per tenere in mano le redini del partito. E le elezioni di ottobre lo hanno ampiamente dimostrato.

Per gettare un po’ di benzina sul fuoco, infine, è giunto sempre ieri il risultato di un sondaggio della Angus Reid. Nell’indagine demoscopica si afferma che il suo credo religioso – cattolico – e la sua opinione personale su alcuni temi etici – aborto, matrimoni gay, diritti LGBTQ – abbiano di fatto avuto un impatto negativo sull’elettorato canadese, che il 21 ottobre gli ha voltato le spalle alle urne.

I risultati del sondaggio sono abbastanza contraddittori, ma sono destinati ad alimentare il dibattito anche tra i conservatori.

Secondo Angus Reid, il 63 per cento dei canadesi è neutrale di fronte all’idea di un candidato giudicato “uomo di fede”, il 22 per cento non lo voterebbe a¡atto, mentre il 14 per cento si dice attratto.

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