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Rimpasto, Trudeau mischia le carte

Rimpasto, Trudeau mischia le carte

TORONTO – Arrivare a un cambio di marcia nell’azione di governo e rendere indolore il passo indietro di Scott Brison.

Lungo queste due direttrici avrà luogo oggi il previsto rimpasto di governo voluto dal primo ministro Justin Trudeau, uno shuミe resosi necessario dopo l’annuncio di giovedì scorso da parte del ministro del Tesoro, che si è dimesso e che ha confermato la sua volontà a non candidarsi alle elezioni di ottobre.

Stando alle varie ipotesi che stanno circolando nelle ultime ore, il leader liberale potrebbe limitare il rimpasto, senza toccare i principali ministeri: Bill Morneau, Ralph Goodale, Christya Freeland dovrebbero essere riconfermati in blocco, mentre per la sostituzione di Brison in mano al primo ministro ci sono diverse soluzioni.

La prima è quella della promozione a Treasury Board dell’attuale ministro dell’Ambiente Catherine McKenna, e, allo stesso tempo, l’ingresso nel gabinetto governativo di un sottosegretario proveniente dalla Nova Scotia: in corsa Sean Fraser, Andy Fillmore e Rodger Cuzner.

Ma nelle ultime ore, per la sostituzione del ministro dimissionario sono risalite anche le quotazioni di Patty Hajdu – che in questo momento ha in mano il portafoglio del Lavoro – e di Jane Philpott, ministro responsabile per i Servizi Indigeni.

In ogni caso non dovrebbe rientrare nel rimpasto Navdeep Bains, ministro dell’Industria che proprio oggi incontrerà a Detroit Mary Barra, presidente della General Motors, per discutere della chiusura dello stabilimento di Oshawa.

Continuano poi a rincorrersi voci sulla possibile promozione di alcuni esponenti di comunità che non hanno ricevuto un adeguato riconoscimento in termini di rappresentanza all’interno dell’esecutivo Trudeau.

E tra queste, ovviamente, anche quella italocanadese, che al momento può contare su un solo ministro – Filomena Tassi – con un incarico di secondaria importanza.

Resta infine da capire se rimarrà al suo posto Ahmed Hussen, ministro dell’Immigrazione, tra i volti meno amati del governo.

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