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Ottawa, il governo Trudeau naviga a vista

Ottawa, il governo Trudeau naviga a vista

Ottawa, il governo Trudeau naviga a vista

TORONTO – Fase travagliata per il governo Trudeau. Tra le polemiche sugli aiuti per il Covid-19, il buco di bilancio, l’economia che non si riprende e la questione morale, l’esecutivo liberale traballa. Quello in arrivo si preannuncia quindi come un autunno caldo a Parliament Hill, con le opposizioni sul piede di guerra e con il primo ministro protagonista di una parabola nelle ultime settimane: da “uomo solo al comando”, con le conferenze stampa quotidiane nelle fasi più acute della pandemia, a pugile costretto all’angolo sotto i colpi della vicenda We Charity e di quella della commessa da 84 milioni alla ditta nella quale lavora il marito di Katie Telford, capo dello staff dello stesso Trudeau.

Il governo in ogni caso dovrà affrontare una lunga serie di priorità che potrebbero provocare nuovi scossoni alla House of Commons. Il primo nodo da sciogliere è quello del Cerb, il piano di aiuti attivato dall’esecutivo a marzo per il sostegno di quei canadesi che hanno perso il lavoro a causa della pandemia. Il programma, inizialmente della durata di 16 settimane, è stato prorogato fino a un massimo di 24 settimane. Con il Cerb chi è rimasto senza lavoro ha potuto usufruire di un assegno mensile di 2000 dollari. Ma il programma è destinato a finire nelle prossime settimane.

Il piano del governo è quello di spostare i contribuiti dal Cerb al tradizionale Employment Insurance (EI), ma questo potrebbe creare parecchi problemi.

A ribadirlo è stato ieri un rapporto del Canadian Centre for Policy Alternatives, nel quale si mette in luce come questo cambiamento sarà tutt’altro che indolore: saranno infatti circa 2,9 milioni i canadesi che vedranno il loro reddito diminuito o addirittura azzerato. E questo perché per poter accedere all’Employment Insurance sono necessarie determinate prerogative che invece non erano richieste con il Cerb. Su questo punto l’Ndp è in pressing sul governo per un intervento immediato, ma Trudeau fino ad ora non ha confermato la sua eventuale volontà di voler cambiare le carte in tavola.

È del tutto evidente, comunque, che il primo ministro sarà costretto a rimettere mano al programma di aiuti, anche perché – nonostante gli incoraggianti dati di luglio sul fronte occupazionale – l’economia canadese fa fatica a ripartire e milioni di canadesi si trovano ancora alle prese con una situazione lavorativa caratterizzata dall’incertezza e dall’instabilità.

Ma in questa fase, purtroppo, la coperta è sempre troppo corta. Nell’anno fiscale in corso è stato previsto un deficit di 383 miliardi di dollari, un buco di bilancio pesantissimo che non ha precedenti se non quello venutosi a creare durante la Seconda Guerra Mondiale per il sostegno dello sforzo bellico. La proroga continua dei piani di aiuto del governo contribuirà all’allargamento del deficit. Ma il problema, come hanno sottolineato numerosi analisti, non sarebbe nemmeno questo: quello che preoccupa è il fatto che finora l’esecutivo non ha presentato alcun piano per il rilancio dell’economa canadese.

Il ministro delle Finanze Bill Morneau, nel suo snapshot fiscale del mese scorso ha semplicemente fornito un’istantanea della situazione attuale dei nostri conti pubblici, senza però fornire delle indicazioni precise sull’agenda di governo per i prossimi mesi: le strade da percorrere potrebbero essere quella di un nuovo massiccio piani di investimenti, l’aumento della pressione fiscale e un potenzialmente doloroso taglio dei servizi.

A dare una mano al primo ministro potrebbe arrivare l’ex governatore di Bank of Canada Mark Carney, che secondo Bloomberg è in lizza per diventare il consigliere economico del governo per l creazione di un piano di rilancio dell’economia canadese.