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Ora la parola al governatore generale Pajette

Ora la parola al governatore generale Pajette

OTTAWA – I canadesi hanno votato. Dopo 40 lunghi ed estenuanti giorni di campagna elettorale senza esclusione di colpi e da molti definita la più “brutta, scorretta e violenta (nei toni, ndr)” degli ultimi decenni, dopo i comizi ed i dibattiti televisivi dei leader, i 27 milioni e mezzo di canadesi aventi diritto al voto si sono ieri espressi, aggiungendosi ai 4,7 milioni che avevano approfittato del voto anticipato.

I primi dati fanno presagire un’affluenza da record alle urne. Nel 2015 era stata del 68,5%. È però doveroso sottolineare, all’attenzione del lettore, che – mentre il Corriere Canadese andava in stampa – i risultati erano ancora del tutto parziali. Ma con la chiara prospettiva di un governo di minoranza o di coalizione. Ed ora, cosa succederà ?

La parola passa al 29esimo governatore generale del Canada, l’ex astronauta Julie Payette, che ha assunto il prestigioso incarico – a.datole su suggerimento dell’allora primo ministro, Justin Trudeau, e successivamente approvato dalla regina Elisabetta – il 2 ottobre del 2017. Gli esperti della costituzione canadese avevano già ampiamente confutato l’affermazione fatta – nei giorni precedenti al voto – dal leader conservatore Andrew Scheer, secondo il quale il partito che avrebbe ottenuto il maggior numero di seggi, avrebbe avuto diritto al primo incarico per formare il nuovo governo.

Philippe Lagasse, professore di diritto costituzionale presso la Carleton University, sostiene che potrebbe ora spettare alla Payette di decidere se attenersi alle leggi costituzionali che permettono al primo ministro in carica – in questo caso il leader liberale Justin Trudeau – di fare il primo tentativo per formare un governo in grado di ottenere il sostegno della maggioranza alla Camera dei Comuni di Ottawa.

Un rapporto preparato dalla Biblioteca del Parlamento nel 2015 e fornito alla Canadian Press da Rideau Hall indica che il ruolo del Governatore Generale è quello di intervenire quando il Primo Ministro in carica non sia in grado di ottenere un voto di fiducia.

Emmett Macfarlane, esperta di diritto costituzionale presso l’Università di Waterloo, afferma che Payette dovrà anche seguire una linea piuttosto attenta, per assicurarsi che non venga trascinata in una “trappola politica”.

Tornando ai protagonisti di questa campagna elettorale, Trudeau ha votato ieri nel suo collegio di Papineau, a Montreal, dopo essere rientrato – la sera prima – dalla British Columbia, dove aveva trascorso l’ultimo giorno della campagna. Trudeau – mentre chiedeva il voto ed il rinnovo della fiducia ai canadesi – ha dovuto affrontare nelle scorse settimane molti ostacoli e feroci polemiche, dagli strascichi dello scandalo SNC-Lavalin, alla querelle legata alle cosidette foto giovanili con ’blackface’, ossia col volto dipinto di nero.

Il leader dei conservatori, Andrew Scheer, ha votato a Regina, nel Saskatchewan, dopo aver trascorso l’ultima giornata di campagna a Vancouver e nel Lower Mainland della British Columbia. Anche Scheer è stato ovviamente oggetto di attacchi dai suoi avversari, durante questa campagna elettorale, da quelli relativi alla sua doppia cittadinanza (canadese e statunitense, ndr), alle accuse di non essere mai stato un agente d’assicurazione, come appariva invece dai suoi profili ufficiali online.

Jagmeet Singh, leader dei neodemocratici, ha votato nel suo collegio di Burnaby South, in British Columbia. Singh era entrato in questa campagna in punta di piedi ed i sondaggi – ad un certo punto – vedevano l’NDP da lui guidato allo stesso livello di consensi dei verdi di Elizabet May. Ma Singh è riuscito col tempo a riacquistare terreno ed a conquistare il voto, specie dell’elettorato più giovane che – nel 2015 – aveva in larga parte dato il suo consenso a Trudeau.

Altrettanto soddisfatto del voto il leader del Bloc Quebecois, Yves-Francois Blanchet, che ha portato il suo partito a livelli nettamente superiori alle precedenti consultazioni del 2011 e del 2015, dove il risultato elettorale era stato molto deludente, se non addirittura disastroso.

Nel frattempo, la leader verde Elizabeth May, votava ieri nel suo collegio di Saanich-Gulf Islands, nella British Columbia, con la speranza che il suo partito potesse capitalizzare il recente successo maturato a livello provinciale.

Infine Maxime Bernier, leader populista del PPC, ha ieri votato nel collegio di Beauce, in Quebec.

Giorgio Mitolo

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