CorrCan Media Group

Omotransfobia, la legge non piace alle donne

Omotransfobia, la legge non piace alle donne

Omotransfobia, la legge non piace alle donne

ROMA – Pene severe per chi istiga alla violenza omofobica, promozione di una cultura del rispetto e dell’inclusione per contrastare discriminazioni e pregiudizi motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere: è quanto prevede, in estrema sintesi, la legge contro l’omofobia presentata dal deputato Alessandro Zan del Pd e depositata alla Camera il 30 giugno scorso. Una proposta che arriva dopo un iter durato mesi e che rappresenta una sintesi fra cinque testi presentati dai diversi partiti – tra i quali anche Forza Italia – , ma che non ha mancato di suscitare polemiche o quantomeno perplessità. Anche inaspettate. Come quelle espresse da Francesca Izzo, tra le fondatrici del movimento femminista “Se non ora quando” che ha inviato una lettera aperta ai firmatari della legge.

Nel mirino delle femministe c’è il linguaggio utilizzato nel testo e l’espressione “identità di genere” o “gender”, termini che susciterebbero «ambiguità». Un’espressione con la quale «si sostituisce l’identità basata sul sesso con un’identità basata sul genere dichiarato», ha infatti spiegato Francesca Izzo in un’intervista a “Repubblica”. «Come scriviamo nella lettera, attraverso ’l’identità di genere’ la realtà dei corpi – in particolare quella dei corpi femminili – viene dissolta. Il sesso non si cancella».

Secondo Izzo, dunque, sarebbe meglio chiamare «le cose con il loro nome: orientamento sessuale va bene, ma è meglio nominare esplicitamente la ’transessualità’ piuttosto che ’l’identità di genere’. Se si parte dall’assunto che definire le differenze discrimina chi non rientra in quella categorie, le conseguenze possono essere anche grottesche. Le differenze vanno riconosciute e nessuno deve essere discriminato, ma non vogliamo cancellare il fatto che ci siano donne e uomini».

Nella lettera aperta, le femministe citano J.K. Rowling, l’autrice della saga di Harry Potter, che nello scorso mese di giugno in una serie di tweet aveva difeso l’identità femminile come realtà biologica: «People who menstruate» aveva scritto nel primo post, il 6 giugno. Per quel tweet la scrittrice era stata travolta dalle critiche di transfobia, dalle quali aveva cercato di difendersi ribadendo il concetto e – pur sottolineando la sua vicinanza alle battaglie “gender” – ricevendo ulteriori critiche, anche da parte di alcuni attori dei film nati dai suoi romanzi. Ma le militanti di “Se non ora quando” sposano la posizione assunta dalla scrittrice. «Abbiamo citato J.K. Rowling esplicitamente nella nostra lettera», ha infatti sottolineato Izzo, confermando: «Mi sembra assurdo che usare il termine ’donna’ sia diventato discriminatorio».

Di vera e propria «legge liberticida» parla invece il leader del Family Day, Massimo Gandolfini: «Istituisce, ma non definisce, il reato di omotransfobia – attacca – lasciando alla magistratura amplissimi margini di interpretazione che rischiano di colpire la libera espressione del pensiero; menziona una controversa identità di genere – contestata anche dalle femministe – che basandosi sull’auto-percezione può comprendere oltre 50 definizioni». Un dibattito, quello sulle “parole”, che ricorda molto da vicino quanto è accaduto nei mesi scorsi al Toronto Catholic District School Board circa la decisione di introdurre termini come “gender identity” nel proprio codice di condotta per garantire il rispetto verso il prossimo indipendentemente da identità di genere, espressione di genere, stato civile o stato di famiglia. Una decisione che aveva diviso sia gli insegnanti che le famiglie.

Dalle critiche delle femministe e dagli attacchi dei movimenti in difesa della famiglia si difende, l’onorevole Alessandro Zan, definendo il “suo” testo «una legge non della maggioranza, ma di tutti». «Questa legge – prosegue – nasce per arginare la spirale di violenza nei confronti delle persone che sono aggredite e bullizzate solo per ciò che sono», ha detto all’Adnkronos. «Il tema non è quello della libertà di opinione, che questa legge non limita, ci mancherebbe, ma di intervenire dove c’è istigazione all’odio e alla violenza per dare a tutti tutele rafforzate».

E ieri pomeriggio, sulla sua pagina Facebook, lo stesso Zan ha annunciato la novità: «Il prossimo 27 luglio il #ddl contro l’#omotransfobia e la #misoginia arriverà in Aula alla Camera dei Deputati per la discussione generale e l’approvazione. Il nostro impegno è di approvarla alla Camera entro la prima settimana di agosto. Questa è la migliore risposta del Parlamento ai terribili casi di violenza omotransfobica degli ultimi giorni».