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MacKay e O’Toole sicuri, gli altri nove candidati sono ancora nel limbo

MacKay e O’Toole sicuri, gli altri nove candidati sono ancora nel limbo

MacKay e O’Toole sicuri, gli altri nove candidati sono ancora nel limbo

TORONTO – Peter MacKay contro Erin O’Toole. Ad appena quindici giorni dalla scadenza della deadline per candidarsi ufficialmente alla corsa per la leadership conservatrice, solamente i due ex ministri federali hanno ottenuto il via libera dalla commissione tory che gestisce le procedure per l’elezione del nuovo leader.

MacKay e O’Toole, infatti, hanno rispettato i primi tre paletti imposti dal partito per ambire alla successione del leader dimissionario Andrew Scheer. Entrambi hanno pagato una cauzione di 25mila dollari, hanno raccolto mille firme di sostenitori e hanno compilato con successo il questionario etico-politico-giudiziario della commissione.

Gli altri aspiranti candidati – nove in tutto – che nelle settimane scorse hanno annunciato la loro decisione di scendere in campo, al momento non hanno ancora avuto la luce verde della commissione: mancano i pagamenti e le firme. Ma se i 25mila dollari di cauzione non dovrebbero costituire un problema per i papabili, quello delle firme potrebbe rappresentare un scoglio non di poco conto.

Tolti i due deputati federali Marilyn Gladu e Derek Sloan, e Rick Peterson (già candidato alla corsa alla leadership del 2017, con risultati modesti) gli altri candidati sono pressoché sconosciuti al grande pubblico. Richard Décarie, Jim Karahalios, Clayton Knutzon, Leslyn Lewis, Aron Seal e Bobby Singh non hanno mai ricoperto cariche elettive e la necessità di raccogliere mille firme non è a#atto un compito da poco.

Senza dimenticare che quelli citati sono solo i primi requisiti necessari per partecipare alla corsa. Entro il 25 marzo, infatti, ogni candidato dovrà procedere al pagamento di altri 275mila dollari e dovrà portare altre 2mila firme raccolte in 30 diversi distretti federali. Da quel momento la corsa entrerà nel vivo.

Cresce nel frattempo l’attesa per la decisione di John Baird. L’ex ministro degli Esteri, dopo aver incassato l’endorsement del premier dell’Alberta Jason Kenney, non ha escluso la sua candidatura alla leadership.

All’interno del partito aumenta il pressing su Baird, perché buona parte della classe dirigente non vede di buon occhio l’attuale griglia di candidati, con Peter MacKay già vincitore in partenza di una corsa che non dovrebbe nemmeno iniziare.