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La lenta guerra di logoramento contro Scheer

La lenta guerra di logoramento contro Scheer

TORONTO – La guerra di logoramento è una strategia che mira a consumare le risorse materiali e il morale del nemico per obbligarlo alla trattativa o alla resa definitiva.

È quello che sta accadendo all’interno della variegata galassia conservatrice a partire dallo scorso 21 ottobre nei confronti di Andrew Scheer, quando il leader tory non è stato in grado di sconfiggere alle urne il primo ministro uscente Justin Trudeau, nonostante le evidenti difficoltà del Partito Liberale zavorrato dallo scandalo SNC Lavalin e dal crollo di popolarità del leader grit.

La prima ondata di critiche ha puntato dritta sulle posizioni giudicate troppo conservatrici sul fronte dei diritti delle donne e della comunità Lgbtq. Scheer non ha mai nascosto la sua posizione antiabortista, e pur promettendo che in caso di vittoria non avrebbe riaperto il dibattito sulla questione, con le sue idee personali avrebbe allontanato una fetta di elettorato potenziale. Una narrazione questa che è stata alimentata anche dalla decisione del leader conservatore di non prendere parte alle varie Pride Parade organizzate nelle principali città canadesi. Insomma, l’accusa lanciata da più parti era che un leader conservatore moderno avrebbe dovuto mitigare certe posizioni del passato per allargare il bacino elettorale del partito.

Ora, nel dibattito attorno all’opportunità di confermare o meno la leadership di Scheer nonostante la sconfitta alle urne si aggiunge la voce di coloro che, al di fuori del partito ma sempre all’interno del perimetro ideologico conservatore, accusano il leader di aver perso alle elezioni per aver annacquato le sue posizioni sui temi etici, dimostrando di non dare seguito con i fatti e le proposte politiche alle proprie idee.

Stiamo parlando della Campaign Life Coalition, che attraverso il suo presidente Jeff Gunnarson ha chiesto ufficialmente che il partito volti pagina e affidi le sue redini a un altro segretario politico.

“Se non sei abbastanza forte – ha dichiarato al Globe and Mail – per mantenere una posizione o l’altra, allora non puoi farcela. Il tentativo di Scheer di entrare nel campo di chi è favorevole all’aborto e di chi è contrario rappresenta una ricetta per il disastro”.

Sempre secondo l’associazione, in queste elezioni hanno conquistato il seggio 46 deputati conservatori notoriamente antiabortisti, tre in più rispetto alle elezioni del 2015.

Questa critica verso Scheer è stata ribadita anche da un’altra associazione, il Canada Christian College, il cui presidente Charles McVety ha fatto sapere di essere pronto a organizzare una fronda contro il leader in vista della convention aprile, dove i conservatori dovranno decidere se continuare con Scheer o cambiare. “È stato ostile verso il conservatorismo sociale – ha ribadito – perdendo un’elezione che invece doveva vincere”.

Per ora, nonostante le critiche giunte da più parti, non è ancora emersa una candidatura di peso che rappresenti un’alternativa credibile rispetto a Adrew Scheer.

Ma è evidente che all’interno del Partito Conservatore le ferite provocate dalla batosta elettorale non si siano ancora rimarginate.

E proprio sulla spinta di queste divisioni che un aspirante nuovo leader potrebbe decidere di lanciare la sfida all’ex Speaker della House of Commons.

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