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«Investire nei giovani, vera risorsa del Canada»

«Investire nei giovani, vera risorsa del Canada»

TORONTO – Politiche sociali e lavoro sono due settori che a Patty Hajdu, Minister of Employment, Workforce Development and Labour, stanno molto a cuore.

Ieri, il ministro Hajdu ha annunciato lo stanziamento di 2.9 milioni di dollari per “A Way Home Canada”, un’organizzazione nazionale dedita alla prevenzione e all’eliminazione della piaga dei giovani senzatetto nel Paese.

Nell’intervista rilasciata al Corriere Canadese, il ministro del Lavoro Hajdu ha ribadito l’importanza di investire nella più grande risorsa rappresentata dalle persone.

«Aiutandole a ottenere le competenze e l’esperienza di cui hanno bisogno per avere buone possibilità di successo, investiamo nella nostra più grande risorsa: le persone – ha detto il ministro – la prosperità continua del Canada dipende dai giovani canadesi che intraprendono carriere significative».

È una situazione, questa dei giovani senza fissa dimora o bisognosi di maggiore preparazione per entrare nel mondo del lavoro, che non riguarda solo Toronto. Lei in qualità di ministro federale può constatare che interessa tutto il Canada.
«È vero, può succedere a qualunque giovane in qualunque parte del Canada. Spesso i ragazzi si spostano nelle città più grandi perché ci sono più servizi e maggiore sostegno. Questa iniziativa si concentra sull’Ontario e sull’Alberta ma esistono tanti altri programmi in tutto il Paese. Il fine ultimo è che i ragazzi che hanno bisogno di essere aiutati trovino il sostegno loro necessario».

Lei sta parlando quindi di prepararli al mondo del lavoro anziché semplicemente contattare un datore di lavoro e dire “questo ragazzo sta cercando lavoro”.
«Sì, perché sappiamo che se non sono sostenuti in altri aspetti della
loro vita forse non avranno successo in un determinato posto di lavoro, e il datore spesso non ha la pazienza, il denaro, il tempo e se non è al corrente che questa persona è in difficoltà perde l’investimento fatto nel training e nell’assunzione del giovane. Il giovane, dal canto suo, spreca la sua opportunità. Bisogna assicurarsi che riuscirà a
mantenere il suo lavoro».

Alcuni di questi ragazzi, se ho ben capito, si trovano già in situazioni difficili, sono senzatetto o vivono in centri di accoglienza.
«Il punto è proprio quello di aiutarli a lasciare gli shelter o prevenire che finiscano nei centri di accoglienza. Questo programma è diretto ai giovani che tecnicamente sono senzatetto, intende sostenerli a fare molto meglio nella loro vita dando gli strumenti loro necessari. Vogliamo assicuraci che nessuno rimanga indietro, in primo luogo perché viene sprecato il loro potenziale, perché è costoso prendersi cura di chi si ammala ed è marginalizzato, ma anche perché ci servono queste persone nel mondo del lavoro. L’emigrazione è una parte ma ci sono anche grandi sacche di disoccupazione nel nostro paese che includono i più vulnerabili, comunità indigene e disabili che per innumerevoli ragioni non riescono a raggiungere lo stesso successo degli altri nel mondo del lavoro».

Qual è il lasso di tempo in cui vengono considerati “giovani”?
«Il programma in questione considera il periodo che va dai 15 ai 30 anni durante i quali per varie ragioni queste persone vivono sulla propria pelle situazioni difficili, spesso arrivando da famiglie affidatarie. Se non facciamo questo tipo di investimento finiranno per costare molto di più alla società. Dobbiamo assicurarci che tutti abbiano buone possibilità di riuscire».

Quanto costa il programma, qual è il suo valore in termini monetari?
«Questo programma in particolare costa 2.9 milioni di dollari ma rientra nella Youth Employment Strategy. Il governo del Canada spende centinaia di milioni per l’occupazione».

Ma questo è forse un compito che vi aspettate sia responsabilità del governo provinciale. Interferite in qualche modo con quello che fa il governo provinciale?
«No, per niente. Trasferiamo miliardi di dollari alle province e ai territori. Due anni fa abbiamo firmato un accordo con l’Ontario per sei miliardi di dollari per numerosi programmi di training ma ci sono ancora delle sacche di persone che non usufruiscono dei programmi o servizi. Il nostro governo liberale ritiene che tutti debbano avere la possibilità di realizzarsi perché così facendo diventano dei buoni dipendenti, dei buoni datori di lavoro, dei buoni imprenditori e assumono altre persone. Fornire a tutti gli strumenti per partecipare nella società al massimo non è solo la cosa giusta da fare. È, per me, un imperativo morale».

Potrete trovare l’intervista al ministro Patty Hajdu su GoLiveTV e sul sito Facebook del Corriere Canadese

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