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In corsa l’mp Sloan, ma contro MacKay serve candidato credibile

In corsa l’mp Sloan, ma contro MacKay serve candidato credibile

In corsa l’mp Sloan, ma contro MacKay serve candidato credibile

TORONTO – Gli stanno stendendo un tappeto rosso, gli stanno preparando una marcia trionfale che terminerà con la convention di Toronto. Peter MacKay, per ora, può solamente sorridere.

Uno ad uno, tutti i potenziali big il cui nome è circolato nelle ultime settimane per una possibile candidatura alla leadership, stanno facendo un passo. Jason Kenney, Jean Charest, ora Rona Ambrose: tutti hanno declinato l’invito a candidarsi, lasciando per ora campo libero all’ex ministro della Difesa.

In compenso, si moltiplicano le candidature di disturbo, da parte di esponenti di secondo piano pronti a scendere in campo per raccogliere il testimone dal leader dimissionario Andrew Scheer. Ma al momento nessuno di questi può realmente sperare di impensierire MacKay.

Eppure anche allo stesso ex esponente del governo Harper servirebbe la candidatura di almeno un avversario credibile. Perché il Partito Conservatore, dopo la batosta alle urne dello scorso 21 ottobre, ha bisogno di voltare pagina e avviare una fase di rinnovamento che deve partire dalla sua classe dirigente. E per farlo ha bisogno che in questa corsa alla leadership vi sia un confronto costruttivo di proposte differenti e credibili che possano incidere sull’identità e sulla futura agenda politica.

Nemmeno a MacKay servirebbe vincere per mancanza di avversari o per manifesta superiorità. In questo caso, la sua leadership nel partito partirebbe già indebolita: in parte è quello che accadde nel 2017, quando il principale avversario di Scheer fu Maxime Bernier.

In ogni caso continuano a fioccare candidature che lasciano perplessi. E non tanto nei confronti di chi decide di proporsi su scala nazionale per guidare il partito – scelta coraggiosa e legittima che va rispettata – ma verso gli elettori conservatori che dopo la zoppicante leadership di Scheer si meriterebbero maggiore rispetto.

Le ultime candidature, in ordine di tempo, sono quelle di Derek Sloan e Rick Peterson. Il primo è un avvocato di 36, eletto per la prima volta in parlamento a ottobre. Il secondo è un imprenditore della British Columbia, che ha già partecipato alla corsa alla leadership del 2017, arrivando dodicesimo su quattordici contendenti con lo 0,5 per cento dei voti totali degli iscritti.

Insomma, un po’ poco per pensare di impensierire “la gioiosa macchina da guerra”messa in piedi da MacKay, che in pochi giorni si è già aggiudicato l’endorsement di una lunga lista di notabili: i deputati Dean Allison, Blaine Calkins, Colin Carrie, Scot Davidson, Ed Fast e Doug Shipley, i parlamentari provinciali Roman Baber, Tim Houston e Greg Rickford.

Anche sui temi proposti dai candidati per presentarsi ed uscire dall’anonimato politico c’è poco da stare allegri. Richard Décarie, ex chief of staff di Harper dal 2003 al 2005, è tornato ancora una volta sull’annosa questione dell’aborto e dei matrimoni gay, dichiarandosi contrario. Ha fatto lo stesso anche Sloan: evidentemente la lezione delle ultime elezioni federali non è stata imparata.