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I liberali: “Nessuna interferenza a St. Leonard”

I liberali: “Nessuna interferenza a St. Leonard”

TORONTO – La scelta del candidato nel distretto di Saint-Léonard- Saint-Michel è stata fatta dagli iscritti, senza alcun tipo di ingerenza da parte del partito.

È questa la presa di posizione ufficiale del Partito Liberale contattato dal Corriere Canadese per fare chiarezza, una volta per tutte, sulle polemiche, le accuse e i veleni per la nomina di Hassan Guillet nel collegio elettorale di Montreal.

Una nomina, quello dell’ex portavoce degli Imam del Quebec, che è giunta a sorpresa in un distretto che dal 1988 era rappresentato da un esponente della comunità italocanadese.

Guillet ha conquistato la nomination grit durante una votazione che ha visto la partecipazione di oltre 1.200 iscritti battendo i due italiani Patricia Lattanzio e Francesco Cavaleri.

“Il processo di nomina – fa sapere al Corriere Parker Lund, responsabile delle comunicazioni del Partito Liberale – è stato condotto in piena aderenza con le nostre regole nazionali per la nomination, che rispecchia una procedura diligente che i canadesi si aspettano da un partito politico nazionale”.

L’interesse del partito, in questa fase, è quello di allontanare ogni possibile dubbio sull’ipotesi di un possibile intervento esterno per favorire un candidato su un altro.

“Noi abbiamo un processo di nomina nel quale tutti i canadesi sono i benvenuti a partecipare. Come parte di un processo aperto e competitivo, è responsabilità di ogni singolo candidato condurre la propria campagna. Da quello che sappiamo noi, Guillet è venuto fuori di sua iniziativa candidandosi per la nomination a Saint- Léonard-Saint-Michel”.

E la controprova della trasparenza del voto, fa capire Lund, sta nel fatto che esiste la possibilità di contestare i risultati, una pista questa che non è stata seguita dagli altri candidati.

“Ogni candidato ha la piena e chiara opportunità di chiedere appello entro 72 ore. Nessuno candidato a Saint-Léonard-Saint-Michel lo ha fatto”.

Il partito, infine, vuole sottolineare l’importanza della comunità italiana. “La comunità italocanadese – conclude – continua a recitare un ruolo di importante leadership nella crescita del movimento liberale in Quebec e in Canada. La nomina di David Lametti a ministro della Giustizia e Attorney General del Canada è un altro importante e recente esempio di quanto detto, che segue la nomina di Filomena Tassi al ruolo del ministro degli Anziani”.

In ogni caso i segnali che arrivano dalla comunità sembrano andare in direzione opposta, rispetto a quanto dichiarato ufficialmente dal partito.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo allontanamento, che ha avuto nella beffa di Saint-Léonard- Saint-Michel solamente l’ultimo episodio.

Non dobbiamo dimenticarci, infatti, che Lametti è diventato ministro pochi mesi fa, solamente dopo l’ultimo rimpasto governativo sul quale rimane ancora l’ombra dello scandalo SNC Lavalin, mentre per più di tre anni la comunità ha visto al governo solamente un ministro, la Tassi appunto, emarginato in un ruolo di secondo piano.

Bisognerebbe poi ricordare come Justin Trudeau, da quando è diventato primo ministro, abbia nominato 49 senatori: nessuno di questi era di origine italiana, che non ha alcun rappresentante al Senato dalle dimissioni di Con Di Nino. Senza dimenticare il malcontento strisciante nella comunità per la mancata riforma del sistema dell’immigrazione, che ancora oggi – a causa degli ostacoli di carattere linguistico e burocratico – penalizza gli arrivi dall’Italia.

Tutti questi elementi alla lunga hanno logorato i rapporti e aumentato le incomprensioni e logicamente quanto avvenuto a Saint- Léonard-Saint-Michel non ha certo aiutato. Come comunità, in ogni caso, andiamo a commettere i soliti errori e il conto da pagare è come sempre molto salato.

Alla nomination del distretto francofono la presenza di due candidati italocanadesi di peso ha di fatto penalizzato entrambi, favorendo l’elezione del terzo incomodo, e questo a prescindere dall’ingerenza o meno del partito.

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