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I canadesi promuovono il governo sul Covid-19, ma Trudeau rischia 

I canadesi promuovono il governo sul Covid-19, ma Trudeau rischia 

I canadesi promuovono il governo sul Covid-19, ma Trudeau rischia 

TORONTO – I canadesi promuovono il governo liberale nella gestione complessiva della pandemia. Ma allo stesso tempo, le intenzioni di voto per il partito di Justin Trudeau non riflettono appieno questo giudizio, tanto è vero che liberali e conservatori si trovano in una sostanziale parità statistica.

È questa l’istantanea scattata dall’ultimo sondaggio della Angus Reid, che mette in luce come in generale la maggioranza dei canadesi approvi l’operato dell’esecutivo nella difficile gestione della doppia crisi, sanitaria ed economica, scaturita dalla pandemia di Covid-19.

Il 65 per cento del campione degli intervistate giudica positivamente quanto fatto negli ultimi mesi dal primo ministro, mentre il 35 per cento non si ritiene soddisfatto.

A livello provinciale, sono la British Columbia e le Province Atlantiche le aree del Paese dove il giudizio su Trudeau è maggiormente positivo, mentre l’unica provincia a bocciare il primo ministro è l’Alberta, con il 48 per cento degli intervistati che giudica positivamente la gestione del governo della crisi e il 52 per cento esprime un giudizio critico nei confronti dell’esecutivo.

Ma è dalle intenzioni di voto che arriva il vero campanello d’allarme per il primo ministro. Nonostante il giudizio positivo generalizzato nei suoi confronti, i rapporti di forza tra il Partito Liberale e il Partito Conservatore appaiono cristallizzati e non cambiano.

Secondo quanto rilevato dal sondaggio della Angus Reid, infatti, se si dovesse tornare alle urne in questo momento i liberali non andrebbero oltre il 35 per cento, tallonati dal partito del nuovo leader Erin O’Toole al 33 per cento, con i neodemocratici di Jagmeet Singh nettamente indietro al 18 per cento e i Verdi fermi al 5 per cento. Tra tory e grit, quindi, in questo momento esiste una sostanziale parità statistica e comunque con il 35 per cento sarebbe quasi impossibile per Trudeau, in caso di elezioni anticipate, conquistare la maggioranza assoluta dei seggi alla House of Commons.

La situazione per Trudeau rimane quindi piuttosto problematica.

Con il passare dei mesi, infatti, è probabile che i partiti di opposizione continueranno il loro pressing a Parliament Hill sul fronte dello scandalo We Charity e questo, così come era successo nel 2019 con la controversa vicenda della SNC Lavalin, alla lunga potrebbe erodere il già fragile livello di consenso attorno al primo ministro liberale.

Oltre a questo, è probabile che Erin O’Toole, che ha speso gli ultimi mesi a ricucire gli strappi interni al partito dopo la lacerante corsa alla leadership, possa finalmente passare da una fase di studio a un confronto a tutto campo con Trudeau.

L’ipotesi di voto anticipato in autunno è stata sostanzialmente scongiurata, ma è possibile che la nuova offensiva delle opposizioni in parlamento possa portare alla crisi di governo in primavera, con l’inevitabile ritorno alle urne.

Il primo ministro dovrà essere bravo nel bilanciare le esigenze del governo in questa seconda ondata della pandemia con il rafforzamento dell’approccio bilaterale alla Camera, dove non ha la maggioranza assoluta.