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Covid e raccolta dati, il Tallone d’Achille del governo canadese

Covid e raccolta dati, il Tallone d’Achille del governo canadese

Covid e raccolta dati, il Tallone d’Achille del governo canadese

TORONTO – Il contenimento della pandemia passa attraverso la raccolta dati, la mappatura del contagio, la registrazione dell’incidenza e della penetrazione dei casi nella popolazione. È questa la tesi ripetuta fino alla nausea dagli esperti e, almeno sui questo fronte, il Canada continua ad essere carente.

Una lunga serie di documenti pubblicati in parlamento tracciano uno scenario non proprio confortante. In primo luogo si è scoperto che le autorità sanitarie del Paese hanno deciso di non utilizzare tutti gli strumenti che avevano in mano per registrare l’evoluzione della pandemia nel nostro Paese.

È il caso di “Panorama” , un sistema di sorveglianza nazionale attivato nel 2004 a un anno dall’epidemia di Sars per tracciare i contagi, coordinare l’azione delle singole unità sanitarie locali e provinciali, verificare la presenza dei focolai e vagliare lo sviluppo di eventuali vaccini.

Il progetto, creato dall’allora primo ministro Paul Martin, in questi sedici anni è costato in tutto 147 milioni di dollari ma, secondo la documentazione presentata in parlamento su richiesta del Partito Conservatore, non è stato utilizzato per la pandemia di Covid-19.

Dai documenti è poi emerso come vi sia una significativa mancanza di coordinamento tra i vari livelli di governo: la Public Health Agency infatti non utilizza il sistema “Panorama”, mentre a livello regionale alcune province lo usano e altre no. La mancanza di omogeneità, in sostanza, ha reso del tutto inefficace questo sistema di sorveglianza e controllo. Ma non solo. Sempre dalla documentazione fornita dal governo su richiesta delle opposizioni è emersa una sostanziale impreparazione delle unità sanitarie locali di fronte alla sfida lanciata dal coronavirus.

Ad esempio, nelle prime fasi della pandemia dai 300 ai 400 casi furono riportati alle unità sanitarie federali attraverso il fax e non utilizzando l’email, con il conseguente risultato di evidenti ritardi nella segnalazione dei casi e nel contenimento del possibile focolaio locale.

Tenendo conto di questo problematico contesto, il Canada è comunque riuscito a contrastare efficacemente gli effetti della pandemia rispetto ad altri Paesi, con i numeri di contagi e decessi limitati.

Tuttavia la guerra contro il coronavirus non è ancora vinta. Come dimostrano gli aggiornamenti quotidiani, in molte province il numero dei nuovi contagi è in costante aumento: in Ontario e in Quebec, in particolare, il boom dei nuovi casi preoccupa gli esperti, tenendo conto che in questi giorni la riapertura delle scuole potenzialmente potrebbe far crescere il numero dei contagiati. Il governo federale, da parte sua, continua a difendere il suo operato.

Cresce quindi l’attesa verso il Discorso dal Trono, in programma tra due settimane, dove potrebbe essere delineata la strategia futura dell’esecutivo per il contenimento dell’epidemia.