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Bryan Brulotte si ritira, fermento nell’area ultraconservatrice

Bryan Brulotte si ritira, fermento nell’area ultraconservatrice

Bryan Brulotte si ritira, fermento nell’area ultraconservatrice

TORONTO – L’obiettivo è solo uno: vincere la scalata al partito e dargli un’anima, una linea politica, un’identità ben definita.

Dalla sua nascita il Partito Conservatore è stato plasmato a immagine e somiglianza del proprio leader.

Dal 2004 al 2015 la direzione verticistica ed egemonica di Stephen Harper ha lasciato poco spazio al dissenso interno, mentre l’approccio pragmatico del suo segretario ha permesso al partito di governare per undici anni e di vincere tre elezioni. Ma allo stesso tempo è mancata la spinta al rinnovamento interno, sia nelle politiche che nella classe dirigente.

Nel biennio 2017-2019 la leadership di Andrew Scheer non è stata invece in grado di superare una contraddizione di fondo: la presenza di una piattaforma programmatica che si spostava al centro rispetto all’era Harper che però mal si sposava con le convinzioni personali di chi era al timone, soprattutto sui temi etici – aborto, matrimoni gay, diritti della comunità LGBTQ – un cortocircuito che è stato recepito dall’elettorato che in ultima istanza ha punito il Partito Conservatore alle elezioni di ottobre.

Ora, la corsa alla leadership dà la possibilità al partito di voltare pagina, avviare una nuova stagione politica e di sciogliere i nodi che alla lunga hanno avuto un grande peso nelle dinamiche del voto.

Il nuovo leader dovrà dare un’impronta ben precisa alla destra canadese, in un contesto internazionale intriso di sovranismo, tensioni protezionistiche e tanti modelli – non sempre positivi – dai quali attingere idee e ricette politiche o magari (è augurabile per il Canada) prendere le distanze, per dimostrare che un’altra destra è possibile: da Donald Trump a Boris Johnson, passando magari per Matteo Salvini o dal premier dell’Ontario Doug Ford.

In attesa dell’ufficializzazione delle candidature dei big, è l’ala ultraconservatrice della galassia tory quella che mostra maggior fermento. Stiamo parlando dell’area che fa riferimento all’associazionismo nato in Ontario e in altre province che si batte per il conservatorismo sociale nelle sue mille accezioni, dalla lotta contro il cosiddetto sex ed curriculum scolastico alla difesa della famiglia tradizionale, dalle istanze pro life e antiabortiste alla dišdenza verso le aperture proposte dal mondo LGBTQ.

In questo contesto la necessità di avere un candidato di riferimento potrebbe portare alla discesa in campo di Tanya Granic Allen – già candidata in Ontario all’ultima leadership del Progressive Conservative – o di Queenie Yu, dirigente di spicco del Parents As First Educators (PAFE).

In ogni caso c’è da registrare la prima defezione. Bryan Brulotte, imprenditore senza esperienze di politica attiva, era stato il primo pretendente alla successione di Scheer ad aver ufficializzato la propria candidatura: ora è anche il primo a ritirarsi.

Il rigoroso regolamento deciso dalla commissione alla Leadership copresieduta dall’ex ministra Lisa Raitt ha penalizzato chi non ha un radicamento locale e una visibilità nazionale e Brulotte ha deciso di fare un passo indietro, annunciando il suo interesse a candidarsi alle future elezioni suppletive e la sua intenzione ad appoggiare la probabile candidatura di Peter MacKay.

Insomma, Brulotte è stato protagonista di una intelligente operazione di marketing politico che aveva come obiettivo la promozione di un unico prodotto: se stesso.

A due giorni dall’avvio ufficiale della corsa, l’unica candidata in lista è la deputata Marilyn Gladu, insieme agli attivisti semisconosciuti Aron Seal e Clayton Knutzon, che in piccolo stanno cercando di fare quello che ha fatto Brulotte a livello nazionale.

Saranno sicuramente della partita l’ex ministro della Giustizia MacKay e il deputato federale Pierre Poilievre, mentre non ha ancora sciolto gli ultimi dubbi l’ex premier del Quebec Jean Charest.

Tra i papabili troviamo infine anche l’ex leader ad interim Rona Ambrose e le deputate Candice Bergen e Michelle Rempel.

Avranno tempo fino al 27 febbraio, pagando una porzione della quota di partecipazione alla corsa di 25mila dollari con a supporto mille firme di iscritti raccolte in almeno 30 distretti. Poi il mese successivo si farà sul serio.

I candidati entro il 25 marzo dovranno portare altre 2mila firme e completare il pagamento di 300mila dollari, 100mila dei quali rimborsabili nel caso in cui saranno rispettate tutte le regole imposte dalla commissione per la Leadership.