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“Una inchiesta pubblica? Meglio una revisione”

“Una inchiesta pubblica? Meglio una revisione”

“Una inchiesta pubblica? Meglio una revisione”

TORONTO – Andrea Horwath incalza, il premier Ford nicchia. La leader dell’Ndp ha chiesto ieri al governo provinciale una inchiesta pubblica sulla situazione nelle strutture di assistenza a lungo termine che sono state devastate dalla pandemia di Covid-19.

«Le famiglie con persone care nelle case di cura chiedono risposte. Meritano risposte» ha detto la Horwath a Queen’s Park.

Centinaia di residenti in cure a lungo termine sono morti dall’inizio della pandemia e si stima che in 174 case di cura a lunga degenza ci siano attualmente focolai di virus ma il premier dell’Ontario non ha preso alcun impegno, ha solo detto che sarà condotta una “revisione completa” del sistema di assistenza a lungo termine della provincia.

Intanto piovono denunce. Dopo lo sconcerto e il dolore subentra l’amarezza e un senso di ingiustizia, difficile accettare la morte di una persona cara quando in cuor proprio si sa che poteva essere evitata, che si poteva fare di più.

Non si danno pace i familiari di tanti anziani morti nelle residenze di cura a lunga degenza che hanno iniziato a presentare denunce contro le strutture che avrebbero dovuto adottare misure per evitare la perdita di così tante vite.

I numeri, si sa, danno un quadro preciso e inequivocabile della situazione: sono oltre 1.200 i residenti di 249 case di cura a lunga degenza dell’Ontario la cui vita è stata spazzata via dal Covid-19.

Sono di ieri i procedimenti legali contro la Chartwell Retirement Residences and Long Term Care Homes e Southbridge Care Homes che gestisce la Orchard Villa Long Term Care and Retirement Home. C’è da giurarci che questo è solo l’inizio e che altre vertenze sono dietro l’angolo.

Il Neinstein Personal Injury Lawyers, uno studio legale con sede nel centro di Toronto, ha annunciato una causa legale contro Chartwell Retirement Residences e Long Term Care Homes per il suo presunto fallimento nella gestione dell’epidemia, nelle mancate precauzioni e nella debole risposta date dopo lo scoppio del Covid-19, che ha provocato “morti evitabili di residenti” e “sofferenze inutili per i loro familiari”.

Lo studio ritiene che quando affidiamo i nostri cari a una casa di cura a lungo termine, affidiamo i nostri familiari “più preziosi e vulnerabili alle loro cure” e che quando si verifica “un danno prevenibile, tale fiducia è persa per sempre”.

La causa è intentata per conto di Albino Pugliese, che a causa del contagio ha perso la madre, Teresa Pugliese, che viveva in una Chartwell Home. La class action, che è presentata a nome di tutte le persone che vivono o hanno vissuto in una residenza Chartwell dal 10 gennaio 2020 fino al termine fine della pandemia – la cui data è attualmente è sconosciuta – include anche i familiari di quei residenti.

“Mancata pianificazione della risposta ai focolai del virus, screening e test inadeguati di residenti, personale e visitatori, misure non conformi di isolamento e controllo, livelli insufficienti di personale, mancato trasporto dei pazienti in ospedale e scarsi dispositivi di protezione personale per residenti e staff sono le accuse che pendono sulla casa di cure a lungo termine.

Le famiglie di persone che hanno vissuto nelle Chartwell Homes sono invitate a contattare Neinstein Personal Injury Lawyers.

Allo studio legale di Toronto Howie, Sacks e Henry LLP si è invece rivolta Cathy Parkes, figlia di Paul morto il 15 aprile nell’ Orchard Villa di Pickering: la struttura annovera il decesso di 72 residenti e il contagio di altri 225 oltre a quello di 96 dipendenti.

La morte di Parkes sarebbe avvenuta come “conseguenza diretta” della negligenza. Ora la figlia, assieme ad altri familiari, chiede un risarcimento di 1.5 milioni di dollari.