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Scuola, genitori sul piede di guerra  

Scuola, genitori sul piede di guerra  

Scuola, genitori sul piede di guerra  

TORONTO – Nella seconda ondata di Coronavirus il contagio corre anche tra i banchi di scuola. Finora sono 421 le scuole che hanno registrato almeno un caso di Covid nelle proprie classi, 5 di queste sono state chiuse.

Ultime in ordine di chiusura sono la Holy Name Catholic Elementary School a King City e Our Lady of Fatima Catholic Elementary School a Woodbridge: in queste scuole, hanno precisato i funzionari della sanità pubblica nella York Region, nelle ultime settimane sono stati segnalati almeno quattro nuovi casi di infezione da coronavirus.

Gli studenti, che potranno tornare nelle loro classi il 26 ottobre, nel frattempo sono stati trasferiti nell’apprendimento virtuale.

La portavoce dello York Catholic District School Board (Ycdsb) Veronica Pang ha detto che la chiusura delle scuole si è resa necessaria dopo che l’indagine dello York Region Public Health ha determinato che “alcuni degli infetti hanno contratto il virus nella scuola.

I numeri, del resto, continuano a lievitare di giorno in giorno: fino a ieri il sito del governo dell’Ontario indicava 96 casi nelle ultime ventiquattrore (51, studenti, 13 insegnanti e 32 membri del personale non docente) che portano il totale a 1.040.

Intanto monta la protesta di genitori ed insegnanti preoccupati dalla mancanza di sicurezza nelle scuole. Ieri mattina, nel quartiere di Parkdale a Toronto decine di genitori, bambini e insegnanti hanno manifestato a favore di scuole più sicure e classi più piccole scandendo lo slogan “Cosa vogliamo? Scuole sicure. Quando le vogliamo? Adesso.

Il gruppo afferma che le scuole di Parkdale sono state colpite dall’ultima riorganizzazione del Toronto District School Board (Tdsb), che ha provocato l’aumento delle dimensioni delle classi.

«I casi sono in aumento in città e la provincia non ha fatto abbastanza per finanziare questo piano mettendo il nostro provveditorato e le nostre scuole in una posizione davvero difficile – ha detto Andrea Mcphail, genitore di uno studente – appare chiaro che il provveditorato non ha un piano e ha lasciato ad ogni scuola il compito di metterne in atto uno».

Anna Dobie, che dice di volere classi di dimensioni inferiori in modo che i suoi figli possano distanziarsi fisicamente dagli altri in sicurezza, è una mamma che vive nel quartiere e che “dopo aver visto come il provveditorato sta gestendo la pandemiaha ritirato i figli dall’apprendimento in presenza. «Mi piacerebbe poterli rimandare a scuola e sentirmi tranquilla al riguardo», dice Dobie.

Non si è fatta attendere una dichiarazione del Ministero dell’Istruzione in risposta alla protesta nella quale viene ribadito ancora una volta che il piano di riapertura delle scuole è stato redatto seguendo i consigli delle “migliori menti mediche e scientifiche del paese.

“Il suggerimento principale dei medici è stato quello di dare ai nostri studenti l’opportunità di tornare a scuola, unita a varie misure di prevenzione per massimizzare la sicurezza. Abbiamo fatto esattamente questo, ha affermato un portavoce del Ministero dell’Istruzione.

Non sono affatto convinti i genitori che, con i contagi ogni giorno in aumento, ritengono che i propri figli non siano sufficientemente protetti.