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Scuola, dietrofront del governo

Scuola, dietrofront del governo

Scuola, dietrofront del governo

TORONTO – Il governo Ford tende la mano agli insegnanti. Non verrà aumentato il numero di studenti nelle classi delle scuole superiori e i corsi di e-learning non saranno obbligatori.

Con una mossa a sorpresa ieri pomeriggio il ministro dell’Istruzione Stephen Lecce ha annunciato il dietrofront del governo che ha ceduto alle richieste dei quattro sindacati di categoria degli insegnanti.

Il governo Ford si è detto disposto a mantenere una media di 23 studenti per classe nelle scuole superiori, solo un decimo dell’uno per cento in più rispetto a quest’anno, e consentire ai genitori di escludere i propri figli da qualsiasi corso di e-learning, rendendo di fatto lo studio online facoltativo.

«Questo significa che quest’anno non ci sono cambiamenti nelle dimensioni delle classi nelle scuole superiori», ha detto Lecce che appare però ancora intenzionato ad aumentare di uno studente il numero medio di bambini per classe dal grado 4 al grado 8.

Cancellati inaspettatamente con un colpo di spugna corsi di e-learning e dimensioni maggiori delle classi, resta il nodo retribuzione sul quale il governo non transige. Il governo rimane fermo all’1% e non si è piegato alla richiesta dei sindacati del 2%.

È questa la seconda volta che il governo ammorbidisce la sua linea: in precedenza ha ridotto i corsi di e-learning da 4 a 2, ora li ha resi del tutto facoltativi.

La palla ora passa ai sindacati impegnati ad organizzare giovedì lo sciopero dei docenti delle scuole cattoliche e francesi di tutta la provincia e quello di nove provveditorati delle superiori pubbliche, Toronto incluso. Meta della protesta, hanno detto ieri mattina i sindacati, sarà ancora una volta Queen’s Park.

La conferenza stampa del tutto inattesa di Lecce è giunta poche ore dopo che l’NDP ha postato sui social media il documento sulle consultazioni pubbliche del governo di 130 pagine che sbugiarda le affermazioni del premier Ford e del ministro dell’Istruzione Lecce.

I documenti, che il governo Progressive Conservative ha finora rifiutato di rendere pubblici, forniscono un’istantanea del feedback ricevuto dal ministero dell’istruzione l’anno scorso. Da tempo, ai ripetuti attacchi di sindacati e genitori, il premier e il ministro rispondono che sono proprio i residenti della provincia a sostenere a spada tratta i cambiamenti al centro della polemica. Ora, sotto gli occhi di tutti, ci sono i risultati delle consultazioni che non lasciano adito al dubbio e che inchiodano Ford e il ministro Lecce.

Circa il 70% di coloro che hanno partecipato alle consultazioni – 7.036 – ha dichiarato però di non volere un aumento delle dimensioni delle classi. Coloro che hanno partecipato alla consultazione pubblica hanno affermato che “le dimensioni dovrebbero essere di 20 studenti per tutte le classi” e che “la proposta di modifica delle dimensioni da 22 a 28 è troppo drastica: sarebbe ragionevole cambiare da 22 a 24, ma giungere a 28 è troppo”.

Nonostante il feedback, il governo dell’Ontario la scorsa primavera ha annunciato che avrebbe portato la media di studenti per classe nelle scuole superiori a 28. Solo dopo che la decisione ha scatenato proteste a tappeto il ministro dell’Istruzione ha deciso di fare un mezzo passo indietro e, lo scorso autunno, ha annunciato che la media sarebbe aumentata fino a 25 ragazzi e non più 28.

Più morbida la posizione di coloro che hanno partecipato alla consultazione circa l’apprendimento online obbligatorio. Solo circa il 20% ha dichiarato di non sostenere i corsi online obbligatori proposti dal governo provinciale.

Tuttavia, i partecipanti hanno raccomandato che se l’e-learning è obbligatorio, dovrebbe essere introdotto gradualmente e dovrebbe essere supervisionato dai provveditorati scolastici.

Le dimensioni delle classi e i corsi online obbligatori sono stati finora due dei principali punti di scontro nel processo di negoziazione tra il governo e gli insegnanti dell’Ontario.

Da tenere presente che la provincia ha speso quasi 1 milione di dollari per le consultazioni sull’istruzione pubblica che si sono tenute in due fasi: la prima a febbraio del 2019 e l’altra dal 15 marzo al 31 maggio 2019.

Ieri il ministro Lecce ha destabilizzato la situazione da tempo cronicizzata e accettando due loro richieste, ha messo con le spalle al muro gli insegnanti. Respingere la proposta del governo potrebbe voler dire, a questo punto, che in realtà sono gli aumenti di stipendio a stare maggiormente a cuore agli insegnanti.