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Lo stallo del Nafta e la guerra dei dazi, sarà un autunno caldo

Lo stallo del Nafta e la guerra dei dazi, sarà un autunno caldo

TORONTO Relazioni CanadaUsa ai minimi termini, dazi doganali e conseguenti rappresaglie, accuse, minacce e veleni. Sono questi gli ingredienti del tira e molla sul Nafta 2.0, il trattato di libero scambio in Nord America sul quale i tre storici partner non riescono a raggiungere l’intesa.
La corsa ad ostacoli dei negoziati è iniziata nell’agosto del 2017 e, a quasi un anno dall’avvio delle trattative, l’ipotesi di un accordo defi nitivo sembra sempre più una chimera.
Molto di cilmente ci saranno dei progressi signifi cativi nel periodo estivo. Da un lato l’elezione del nuovo presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha aggiunto ulteriore incertezza ad una situazione giù molto nebulosa di per sé.
Il leader della sinistra messicana non ha mai nascosto la sua inclinazione “Naftascettica” e il primo ministro Justin Trudeau, se negli ultimi 11 mesi poteva contare sulla comunanza di vedute e obiettivi con l’ex presidente Enrique Peña Nieto, dovrà in sostanza ripartire da zero. Ma è chiaro che in questa fase il pallino è in mano a Trump.
La decisione di Ottawa di rispondere ai dazi Usa su acciaio e alluminio con tariff e doganali di rappresaglia per oltre 12 miliardi di dollari, seppure giusta e giustifi cata, fa il gioco dell’inquilino della Casa Bianca, che potrà continuare ad alimentare la sua narrativa su un “Canada poco propenso alla collaborazione e intenzionato solo a fare i propri interessi”.

In questo contesto, ci troviamo di fronte poi all’ennesimo paradosso di una trattativa che a livello di delegazioni continua frenetica, mentre a livello politico tutto sarà rimandato dopo il 6 novembre.
Lo stesso Trump, infatti, ha confermato domenica che una decisione defi nitiva non sarà presa prima delle elezioni di medio termine.

E il motivo è semplice da capire: tra quattro mesi gli americani voteranno per il rinnovo di 35 seggi al Senato e per tutti i 435 seggi dalla Camera dei Rappresentanti, un voto questo che potrebbe modifi care profondamente gli equilibri politici a Washington, laddove oggi i repubblicani hanno in mano non solo la Casa Bianca, ma anche i due rami del parlamento.
Nel frattempo, in questi mesi estivi, i consumatori canadesi potrebbero già sentire concretamente gli eff etti negativi del braccio di ferro sui dazi tra Ottawa e Washington.
Una lenta, fastidiosa guerra di nervi, appesantita anche dagli echi delle tensioni tra gli Stati Uniti e l’Unione europea, anche in questo caso concretizzatesi con l’attivazione di dazi doganali di stampo protezionistico tra le due sponde dell’Atlantico. Prepariamoci quindi a un autunno caldo sul fronte commerciale.