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Lecce: “Siamo pronti, l’Ontario non è il Quebec”

Lecce: “Siamo pronti, l’Ontario non è il Quebec”

Lecce: “Siamo pronti, l’Ontario non è il Quebec”

TORONTO – Il conto alla rovescia è iniziato ma a meno di una settimana dalla riapertura degli edifici scolastici regna ancora la confusione sull’organizzazione pratica di lezioni, aule, distanziamento tra studenti, norme igienico-sanitarie. E su tutto questo aleggia lo spauracchio Covid.

È stato proprio allo scopo di rasserenare – per quanto possibile – gli animi che il ministro dell’Istruzione dell’Ontario è intervenuto nei giorni scorsi: Stephen Lecce ha cercato di rassicurare i genitori sul fatto che il piano di riapertura della scuola della sua provincia è diverso da quello del Quebec, dove in 47 scuole è stato segnalato almeno un caso di Covid-19 dall’apertura del 26 agosto al 3 settembre.

A differenza della provincia francofona, ha fatto notare Lecce, l’Ontario ha imposto l’uso delle mascherine nelle aule e a partire da questo autunno disporrà della presenza di oltre 600 infermieri della sanità pubblica nelle scuole.

«Nella nostra provincia abbiamo differenziatori che in Quebec non hanno – ha detto Lecce – non traccerei un parallelo. Non tutte le cose sono uguali».

Il ministro Lecce sta provando a tranquillizzare genitori e insegnanti ma dire che la sua è una missione facile significa non conoscere la realtà. Provveditorati, sindacati degli insegnanti e genitori hanno chiesto al governo di imporre classi di dimensioni inferiori per garantire il distanziamento fisico in classe oltre allo stanziamento di fondi per poterlo mettere in pratica.

Le linee guida rilasciate dal governo della provincia su come affrontare potenziali epidemie di Covid-19 nelle scuole puntano sulla prevenzione e lo screening a casa, mentre agli insegnanti e ai presidi verrà chiesto di isolare qualsiasi bambino che sviluppi sintomi caratteristici del Covid a scuola: qualora ritengano che il miglior modo per gestire una epidemia sia quello di lasciare a casa intere classi di studenti o di chiudere tutta la scuola, i funzionari della sanità pubblica avranno la facoltà di farlo.

Ma ulteriori azioni, qualora si renda necessario, verranno prese nel caso in cui la situazione nelle scuole cambi nelle prossime settimane.

«Se si presenterà una sfida, saremo pronti ad agire tempestivamente», ha assicurato il ministro pur non elaborando circa il piano di azione.

«Settimana dopo settimana abbiamo aggiunto ulteriori livelli di protezione – ha detto – il nostro obiettivo è prevenire questo tipo di interruzione… Il premier e io abbiamo anche indicato che continueremo ad agire per migliorare ulteriormente la sicurezza delle nostre scuole sulla base dei consigli della comunità medica».

Sono parole vuote queste di Lecce per il critico all’Istruzione dell’Ndp Marit Stiles secondo la quale il governo è stato tutt’altro che risoluto nel suo approccio alla riapertura delle scuole della provincia, cambiando regolarmente i piani e confondendo genitori ed insegnanti.

«Le persone sono molto ansiose, sono stressate… a parer mio il grande problema che rimane in sospeso è il distanziamento fisico».

Già. Distanziamento fisico, orari e situazioni sconosciute prima d’ora in vista di un primo giorno di scuola nel bel mezzo di una pandemia che crea sfide che vanno dalle strutture inadatte alle nuove normative sanitarie al semplice fatto che professori e maestri non sanno cosa aspettarsi.

Secondo l’insegnante di London Christine Buechler il piano dell’Ontario è arrivato “troppo tardi”. «Non siamo mai stati coinvolti come insegnanti e questo ha reso tutto di› cile. Ora dobbiamo capire come farlo funzionare, è una corsa contro il tempo…», ha detto impensierita.