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Lecce: “Nessuna concessione sugli stipendi”

Lecce: “Nessuna concessione sugli stipendi”

Lecce: “Nessuna concessione sugli stipendi”

TORONTO – Trentatré anni, determinato, tanta voglia di fare e una grande passione per la politica. Dallo scorso giugno Stephen Lecce – eletto nel distretto di King-Vaughan nelle fila del Progressive Conservative nel 2018 – è il ministro della Pubblica Istruzione. Una carica impegnativa ma che, come si evince dalle sue parole, è lusingato di ricoprire.

In un momento in cui il mondo della scuola è nel caos a causa degli scioperi – a rotazione e non – proclamati con frequenza giornaliera dai quattro sindacati di categoria degli insegnanti, il ministro Lecce ha concesso una intervista al Corriere Canadese.

Ministro, i negoziati con gli insegnanti delle scuole elementari pubbliche sono ripresi ieri dopo una interruzione di sei settimane. Lei ha detto che spera che l’Elementary Teachers’ Federation of Ontario vi sottoponga proposte realistiche. Quali sarebbero queste proposte?

«Fin dall’inizio dei negoziati il sindacato ha avanzato la richiesta di un aumento degli stipendi del 2% e continua a rimanere fermo su questa domanda. Il governo ha offžerto l’1% ma non è stato accettato. Quel che chiedo è che il sindacato sia più ragionevole dal momento che proprio gli insegnanti di scuola superiore, ad esempio, guadagnano 91mila dollari all’anno, la seconda paga più alta del nostro paese, molto di più di un cittadino medio. Il governo preferisce investire il denaro necessario per l’aumento richiesto – 1.5 miliardi di dollari – in programmi per i ragazzi. Non ho intenzione di aumentare le tasse agli anziani o alle famiglie per pagare i loro stipendi».

Oltre all’aumento nella busta paga ci sono però altre divergenze con i sindacati che contestano ad esempio la dimensione delle classi, chiedono più risorse per gli studenti, l’abolizione dei corsi e-learning. Per giungere a un accordo in genere occorre scendere a compromessi.

«È vero, le parti non devono rimanere ancorate alle loro posizioni ed il governo ha già fatto dei passi in questo senso. Riguardo il numero degli studenti per classe, siamo scesi da 28 a 25 e stiamo continuando a esplorare il modo per poter abbassare questo numero ancor di più. Sui corsi online abbiamo ridotto il numero dei corsi da 4 a 2. Sono aperto a qualunque idea per migliorare il settore dell’istruzione, quello a cui non sono aperto, lo ripeto, è l’aumento delle paghe».

Per quale motivo il suo governo decanta lo studio online mentre il sindacato rifiuta questo metodo di apprendimento?

«Sono convinto che in molti casi l’istruzione possa essere complementata da corsi di questo tipo. I ragazzi necessitano anche di conoscenze tecnologiche, che stanno diventando un requisito per trovare lavoro, se vogliono essere competitivi nell’economia globale. Il mondo cambia e stare al passo con i tempi è di importanza cruciale. Senza dimenticare che i corsi sono tenuti da insegnanti molto preparati».

Ministro, non pensa che i bambini e i ragazzi abbiano bisogno anche di frequentare la scuola per socializzare, per avere un rapporto diretto con insegnanti e compagni di classe?

«Certamente ed è proprio per questo che il 95% delle materie verranno insegnate nelle scuole, intendiamo unire i due metodi di apprendimento preparando i ragazzi al futuro».

Sia lei che il presidente del sindacato degli insegnanti elementari sostenete che i genitori sono dalla vostra parte. L’EFTO ha detto che il risultato di un sondaggio interno prova che i genitori appoggiano gli insegnanti.

«Sono contento che abbia menzionato il fatto che si tratti di un loro sondaggio. La mia esperienza è diversa dalla loro. A me risulta che i genitori vogliono che lo sciopero finisca e che i bambini, che hanno bisogno di studiare, non debbano pagare un così caro prezzo. Gli scioperi, con tutti gli inconvenienti che comportano, stanno stressando le famiglie».

Il premier Ford ha escluso, almeno per ora, la precettazione dei docenti in sciopero. Come pensate di risolvere questa situazione da mesi in fase di stallo?

«Quel che voglio è arrivare a un accordo al tavolo delle trattative piuttosto che considerare altre alternative. Siamo riusciti a raggiungerlo con il CUPE e con l’Educational Workers’ Alliance of Ontario, possiamo farlo anche con gli altri sindacati se ammorbidiscono la loro linea, contrattano in buona fede e soprattutto la smettono di prioritarizzare la loro retribuzione».

Considerando il caos che deve affrontare, si è mai pentito di aver accettato l’incarico di ministro dell’Istruzione, un ruolo così importante ma anche così problematico?

«Essere il ministro dell’Istruzione è per me un grandissimo onore. Sono orgoglioso di essere un italocanadese e voglio difendere i valori con i quali sono cresciuto. La situazione che si è creata con i sindacati non è diretta a me personalmente perché ogni paio di anni, possiamo andare a ritroso fino a Bob Rae, i premier si trovano ad ažffrontare difficoltà come queste. Sono il più giovane ministro dell’Istruzione nella storia dell’Ontario e desidero che ai giovani giunga il messaggio che io lotto per loro. I leader dei sindacati lottano per i loro membri, io continuerò a difendere gli studenti e i contribuenti dell’Ontario. Mi creda, sono onorato ed entusiasta, voglio fare la differenza».