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La riapertura della scuola si avvicina tra mille dubbi

La riapertura della scuola si avvicina tra mille dubbi

La riapertura della scuola si avvicina tra mille dubbi

TORONTO – Con il passare dei giorni la riapertura delle scuole a settembre è diventata il chiodo fisso dei genitori che continuano a brancolare nel buio. Qualche idea è stata gettata a destra e a manca ma di certezze neppure l’ombra.

Ieri, durante il consueto briefing da Queen’s Park per annunciare l’inizio della fase 3 nella maggior parte della provincia, il premier Doug Ford si è detto “fiducioso” sulla ripresa dell’anno scolastico in classe. «Voglio essere chiaro, voglio vedere tutti i ragazzi dell’Ontario tornare a scuola, a tempo pieno, questo settembre – ha detto Ford. Questo è ciò su cui stiamo lavorando con il supporto dell’ufficiale sanitario della provincia e dei nostri provveditorati locali. Sono confidente che ci arriveremo».
Anche il ministro dell’Istruzione Stephen Lecce ha sottolineato di voler vedere un ritorno all’apprendimento convenzionale tenuto conto che “i bambini meritano una qualche forma di normalità”.

Ma al momento quella di poter far tornare nelle scuole i ragazzi è una speranza – supportata dal miglioramento della situazione – ma pur sempre una speranza. Proprio per questo il ministro dell’Istruzione Stephen Lecce ha ribadito che nel frattempo i singoli provveditorati debbono esaminare la modalità di riapertura in base alle tre opzioni già indicate il 21 giugno e sottoporre all’attenzione del governo quella preferita. La scelta è tra apprendimento in classe, l’apprendimento virtuale o la didattica mista. «Saremo pronti per ogni singolo scenario. Considerati gli incredibili progressi fatti dalla popolazione di questa provincia e dall’adozione delle misure sanitarie ora siamo ad un punto molto diverso da quello di tre o quattro settimane fa», ha detto Lecce.

Ma i genitori si stanno opponendo sempre più al “modello ibrido” – che il ministro Lecce non ha fatto mistero di preferire – affermando che è “completamente insostenibile” per chi lavora. Gli esperti affermano inoltre che un ritorno a tempo parziale esaspererà una ripresa economica già disomogenea e aumenterà la disuguaglianza di genere, danneggiando ulteriormente le donne più colpite dai licenziamenti e ore di lavoro ridotte durante la crisi scatenata dal coronavirus.

I fiduciari scolastici del Toronto District School Board, ad esempio, la settimana scorsa hanno chiesto alla provincia di prendere in considerazione i genitori dei bambini più piccoli che lavorano, le famiglie con un solo genitore e quelle a basso reddito: il “modello misto” preoccupa enormemente perché potrebbe costringere molte persone a dover scegliere tra l’istruzione dei propri figli e il proprio lavoro. Per quel che riguarda gli asili infantili, il ministro Lecce ieri ha affermato che a partire dal 27 luglio saranno autorizzati ad aumentare da 10 a 15 il numero di persone – tra bambini e personale – presenti in ciascuna aula nella propria struttura. «Sappiamo quanto siano importanti gli asili per garantire che tutte le mamme e i papà possano tornare a lavorare – ha dichiarato Lecce – questi cambiamenti consentiranno al settore di raggiungere circa il 90% della propria capacità pre-Covid. Non commetteremo errori, faremo tutto il necessario per garantire la sicurezza dei vostri figli».

Nel popoloso Ontario, per il suo piano di rientro a scuola, il governo provinciale viene invitato da più parti a volgere lo sguardo verso il Quebec piuttosto che verso la British Columbia.

La provincia francofona – che ha riaperto completamente la maggior parte delle sue scuole elementari a metà maggio – ha adottato l’uso di mascherine, disinfettanti per le mani e distanza fisica.

Ma ci sono innegabilmente anche aspetti negativi nel rientro a scuola a 360 gradi: nella seconda settimana di giugno ci sono stati 53 casi Covid-19 attivi tra insegnanti e studenti mentre al contrario, in British Columbia c’è stato un solo contagio durante tutto il mese. In Ontario, comunque, al momento regna l’incertezza.