CorrCan Media Group

I numeri preoccupano, c’è ancora incertezza sull’inizio della fase 2

I numeri preoccupano, c’è ancora incertezza sull’inizio della fase 2

I numeri preoccupano, c’è ancora incertezza sull’inizio della fase 2

TORONTO – Ancora incertezza in Ontario sul passaggio alla fase 2. Mentre numerose province canadesi hanno iniziato a riavviare le rispettive economie, l’Ontario è costretto a fare i conti con dati preoccupanti sul livello del contagio e il premier Doug Ford – che in questi mesi ha sposato completamente l’approccio della prudenza e della cautela – ha deciso di prorogare ancora una volta fino al 19 giugno lo stato d’emergenza.

Sicuramente per altri 11 giorni, quindi, le principali restrizioni in vigore da metà marzo nel tentativo di arginare il contagio di Covid-19 resteranno dove sono. Rimarranno quindi vietati gli assembramenti con più di cinque persone, per bar e ristoranti sarà permesso solamente il servizio di asporto, resteranno chiusi parrucchieri, barbieri e centri estetici.

L’Ontario continua quindi a vivere una situazione difficile. Interi comparti produttivi spingono per la ripartenza ma le autorità sanitarie che in questa fase stanno dettando le linee guida giudicano troppo rischiosa e affrettata la riapertura. I problemi emersi negli ultimi giorni sono sostanzialmente gli stessi dall’inizio della pandemia.

Continua ad esserci un preoccupante livello di trasmissione – si viaggia sui 400 casi al giorno – mentre si moltiplicano i ritardi da parte delle autorità sanitarie della comunicazione dei nuovi contagi. Esiste quindi una chiara difficoltà nel tracciamento degli spostamenti e dei contatti delle persone infettate e con questo risulta molto difficile effettuare una mappatura veritiera del contagio in provincia.

Ford, in ogni caso, ha annunciato che questa settimana verranno forniti ulteriori dettagli della futura fase 2. Che non vuol dire – lo ha ribadito più volte – l’automatico passaggio alla nuova fase, ma la presentazione delle linee guida sul futuro allentamento delle restrizioni attualmente in vigore.

Allo stesso tempo il dibattito politico degli ultimi giorni continua ad essere caratterizzato dalla polemica sugli aiuti federali. Il primo ministro Justin Trudeau, infatti, ha promesso uno stanziamento di 14 miliardi di dollari da distribuire tra le singole Province e Territori. Ma dai premier è arrivata la risposta unanime: i fondi non sono sufficienti e non vengono incontro alle esigenze delle singole realtà regionali che devono fare i conti con un rosso di bilancio senza precedenti provocato dalla crisi economica scaturita dalla pandemia.

Ma non solo. I fondi stanziati da Ottawa dovranno essere utilizzati secondo criteri predeterminati – mascherine e guanti per i lavoratori, servizi per l’infanzia per genitori che lavorano, assistenza agli anziani e creazione di almeno 10 giorni di malattia pagati – mentre i premier chiedono libertà di spesa.

Ford, dal canto suo, ha ribadito che lo stanziamento federale non corrisponde neanche lontanamente a quanto richiesto. “La realtà – ha dichiarato il premier dell’Ontario – è che qui in Ontario abbiamo un problema da 23 miliardi di dollari. E con 14 miliardi di dollari che devono bastare per tutto il Canada, quel problema non potremo risolverlo. Solamente 14 miliardi di dollari per tutto il Canada non è abbastanza”.

Le difficoltà economiche provocate dalla pandemia si sentono anche nel terzo livello di governo, quello comunale. Secondo gli ultimi calcoli la perdita economica dei Comuni canadesi negli ultimi tre mesi si aggira attorno ai 20 miliardi di dollari. E i sindaci, se non avranno un’adeguata assistenza finanziaria da Ottawa e dalle province, saranno costretti al giro di vite sull’unico strumento che hanno in mano per raccogliere risorse: l’aumento delle tasse di proprietà sulle case.