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I militari nelle case di riposo: “È stata un’esperienza traumatica”  

I militari nelle case di riposo: “È stata un’esperienza traumatica”  

I militari nelle case di riposo: “È stata un’esperienza traumatica”  

TORONTO – Impreparazione, un basso livello assistenziale, problemi di comunicazione, di gestione della fornitura di dispositivi di protezione individuali, test per il Covid-19 non eseguiti con la frequenza necessaria e, soprattutto, carenza di personale.

Sono questi alcuni dei problemi emersi dalle testimonianze rese dai membri della Canadian Armed Forces alla Commissione indipendente che indaga sulla diffusione del virus nelle strutture di assistenza a lungo termine. Problemi, definiti dagli stessi militari “urgenti e inquietanti”.

«Quando l’80% della forza lavoro è costituita da personale temporaneo di un’agenzia sanitaria o da neoassunti, riuscire a capire quali siano il loro sistema di lavoro e le procedure per l’assistenza clinica, è molto, molto difficile – ha testimoniato il 29 ottobre il Maggiore Karoline Martin delle Canadian Armed Forces (CAF) – c’era quindi una mancanza di conoscenza di quello che è effettivamente lo standard di cura appropriata».

Trovare il modo di isolare le persone positive al virus dalle altre è stato, secondo la Martin, una delle principali sfide affrontate dal personale impegnato a tenere sotto controllo i focolai.

«Alcune strutture sono state in grado di trasferire in un intero piano i pazienti risultati positivi al virus, mentre altre non avevano l’infrastruttura per farlo e in quest’ultimo caso lo staff si è trovato in grande difficoltà – ha detto Martin – si trattava di far uscire da una camera la persona infetta e assegnare il suo posto ad una che non era positiva non prima però di aver cercato di individuare tutti i suoi e etti personali e disinfettare il luogo».

A creare problemi di comunicazione nelle case di cura a lunga degenza è stato anche il massiccio movimento di personale. «La comunicazione era estremamente problematica all’interno della struttura, in parte perché il personale non era coeso, il continuo ricambio non favoriva lo scambio di informazioni importanti tra i vari turni o i vari team – ha aggiunto il maggiore dell’esercito canadese – proprio a causa di questa difficoltà il passaggio di consegna dei pazienti era complicato perché c’era un nuovo team, un nuovo individuo ogni singolo giorno e la comunicazione era penalizzata, non c’era neppure alcuna supervisione per garantire che le persone non si comportassero in modo non etico».

Il personale, inoltre, non veniva sottoposto al test per il Covid-19 abbastanza frequentemente. “Dopo che i tamponi in molte di queste strutture venivano effettuati, diciamo, il primo giorno del mese, passavano due, tre settimane due settimane, tre settimane prima di fare un altro ciclo di test – ha fatto notare Martin – è risaputo che nel giro 15 giorni possono scoppiare focolai significativi di questo virus».

È stato verso la fine del dispiegamento dei militari che la provincia ha iniziato a richiedere test ogni due settimane in tutte le strutture di assistenza a lunga degenza.

«C’è stato un grande sforzo e tanta collaborazione tra le strutture di assistenza a lunga degenza, il Toronto Public Health e le nostre autorità sanitarie militari, ed ha funzionato estremamente bene», ha aggiunto Karoline Martin.

Non va dimenticato neppure lo stress causato ai membri del CAF da quello che hanno visto nelle case di cura a lunga degenza al punto che si è reso necessario coinvolgere team per la salute mentale per supportarli durante il periodo di lavoro in queste strutture.

«È stato molto traumatico, è stato molto, molto devastante per i nostri soldati vedere i residenti morire», ha concluso la Martin. Residenti che continuano a morire anche in questa seconda ondata di Covid-19: è di ieri la notizia che a causa di un focolaio scoppiato il 2 ottobre alla Kennedy Lodge Long Term Care Home di Scarborough 29 anziani hanno perso la vita mentre 92 sono risultati positivi al virus oltre a 35 membri dello staff.

Anche alla Main Terrace Street Long Term Care Home è in corso una epidemia di coronavirus dal 15 ottobre: qui i residenti deceduti sono sette, i positivi al virus 86.

Finora nelle case di cura, a causa del Covid, sono morti 2.048 anziani ed il numero, purtroppo, sembra destinato ad aumentare.