CorrCan Media Group

Horwath: “Case di cura a rischio, fuori i nomi”

Horwath: “Case di cura a rischio, fuori i nomi”

Horwath: “Case di cura a rischio, fuori i nomi”

TORONTO – Il governo federale deve fare di più per aiutare le province a preparare le case di cura a lungo termine per la prossima ondata di Covid-19. L’appello è stato lanciato dalla Ontario Long Term Care Association.

Quel che la Ceo dell’associazione Donna Duncan chiede al primo ministro Trudeau, è di negoziare rapidamente un accordo con i governi provinciali per fornire loro fondi a­nché i sistemi di assistenza a lungo termine possano accelerare i preparativi e non vengano colti di sorpresa dal ritorno del virus.

«Dobbiamo agire in fretta» ha detto la Duncan facendo anche notare che gli esperti prevedono una nuova ondata di infezioni entro settembre. L’iniezione di denaro, secondo la Duncan, dovrebbe essere usata per assumere più lavoratori, acquistare dispositivi di protezione individuale e condurre rapidi test Covid-19 in loco, nonché per le infrastrutture in modo da rendere alcune delle case più vecchie e più piccole in grado di prevenire meglio le infezioni e isolare i pazienti quando si ammalano.

Alla Ceo della Ontario Long Term Care Association l’atteggiamento di Trudeau riguardo l’assistenza a lungo termine – punto che la scorsa settimana era all’ordine del giorno nella riunione in teleconferenza con i premier – non piace.

«Il primo ministro – ha detto Duncan – non ha ancora messo sul tavolo alcun dettaglio ed ha fatto notare che le province hanno giurisdizione. Il problema delle residenze di cure a lunga degenza emerso con lo scoppio del Covid è soltanto la punta dell’iceberg. Le questioni sommerse – dopo essere state ignorate per anni – sono innumerevoli ed alcune di queste hanno contribuito alla strage degli anziani.

Duncan afferma che le case di cura a lungo termine in cui tre o quattro residenti vivono nella stessa camera sono state le più colpite dai focolai di coronavirus. In altri casi il virus si è propagato con grande facilità grazie all’uso di ventilatori al posto dei condizionatori d’aria centralizzati.

«I ventilatori hanno contribuito alla diffusione di goccioline infette – ha detto Donna Duncan – l’incombente minaccia di un’altra ondata di infezioni è ciò che mi tiene sveglia la notte».

Ma mentre la Duncan attacca il governo federale, Andrea Horwath si scaglia contro il premier dell’Ontario. «Doug Ford e il suo governo dovrebbero garantire alle famiglie la completa trasparenza sulle case di cura a lungo termine, non nascondere informazioni vitali – ha dichiarato la leader dell’NDP – l’elenco segreto delle case di cura a lunga degenza da bollino rosso, e quindi ad alto rischio, deve essere reso pubblico».

La Horwath chiede comunicazione e trasparenza. «I problemi in queste strutture sono iniziati molto prima del Covid, la pandemia ha trasformato i problemi in uno stato di emergenza», dice. E, per quel che concerne la presenza dei militari in queste case di cura, un esperto di politiche sanitarie, ritiene pericoloso che i soldati non vengano testati in modo regolare per il virus.

Ma il Department of National Defence respinge l’accusa. «Il personale delle Canadian Armed Forces (CAF) a stretto contatto con i casi attivi Covid-19 in strutture di assistenza a lungo termine può essere testato proattivamente sulla base delle raccomandazioni dell’autorità sanitaria pubblica locale – ha dichiarato Dan Le Bouthillier, capo delle relazioni con i media del Department of National Defence – alcune delle case di cura a lungo termine in cui sono stati inviati i soldati stanno anche testando in massa tutto il personale che lavora in queste strutture e quindi alcuni dei nostri membri asintomatici del CAF rientrano nei test di massa».

Finora 40 membri delle forze canadesi stanziati nelle case di cura hanno contratto il virus, 25 in Quebec e 15 in Ontario.