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Governo provinciale: tornano a galla veleni, malumori e tensioni

Governo provinciale: tornano a galla veleni, malumori e tensioni

TORONTO – Dopo una schiacciante vittoria elettorale, lo scorso 29 giugno il governo guidato da Doug Ford presta giuramento davanti al vice governatore Elizabeth Dowdeswell.

Il 5 novembre, dopo poco più di quattro mesi, il premier è costretto ad apportare un profondo rimpasto nella sua squadra di governo.

Cosa ha spinto il leader del Progressive Conservative a mischiare le carte dopo appena 127 giorni?

La priorità numero uno, ovviamente, è stata la necessità di disinnescare la bomba Wilson prima che questa esplodesse nelle mani del premier.

Nei confronti dell’ormai ex ministro dello Sviluppo Economico sono state mosse delle accuse di “comportamento sessuale inappropriato” da parte di un dirigente del suo staff.

Accuse che rimandano per filo e per segno a quanto accaduto al suo predecessore alla guida del partito, Patrick Brown, costretto alle dimissioni per lo scandalo a sfondo sessuale i cui contorni ancora oggi, a molti mesi di distanza, rimangono indefiniti e contraddittori.

E pur ribadendo che le accuse mosse contro Wilson non sono state vagliate in tribunale, le conseguenze politiche sono sotto gli occhi di tutti. Al momento, il premier ha giustificato il passo indietro del suo ex ministro con la necessità di Wilson di curarsi per una non meglio specificata dipendenza e fino ad ora la linea ufficiale del premier rimane questa.

Ma è evidente che c’è dell’altro, qualcosa di più profondo all’interno dell’esecutivo e della maggioranza: un malessere generalizzato, tensioni mai assopite, veleni e tossine sviluppatesi nella corsa alla leadership che sono tornate a galla prepotentemente negli ultimi giorni, che hanno portato alla sostituzione di numerosi capi ufficio di altrettanti ministri e al taglio di Andrew Kimber, direttore esecutivo per gli Affari legislativi all’interno dell’ufficio del premier.

In questo contesto caotico, caratterizzato da ripicche e accuse, non sorprende quindi che nel tritacarne politico del premier siano finite anche altre figure di spicco della compagine governativa. Due ministri con incarichi di primo piano – Michael Tibollo, ministro della Sicurezza Comunitaria e dei Servizi Carcerari e John Yakabuski, responsabile dei Trasporti – sono stati bocciati da Ford: a entrambi è stato tolto l’incarico e affidato un ruolo marginale all’interno dell’esecutivo.

Hanno cambiato dicastero anche Jeff Yurek, Todd Smith e Sylvia Jones. E mentre il governo provinciale viene attraversato da polemiche e tensioni, sembra ormai finita anche la luna di miele tra l’esecutivo conservatore e l’elettorato dell’Ontario.

La decisione del premier di congelare il programmato aumento della paga minima a 15 dollari come la sostanziale abolizione della riforma del lavoro voluta dalla precedente premier Kathleen Wynne – e con essa l’obbligo di pagamento dei giorni di malattia dei dipendenti – sono stati due segnali mal digeriti anche da una fetta dell’elettorato conservatore.