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Ford vuole penalizzare le agenzie per autistici, contributi alle famiglie

Ford vuole penalizzare le agenzie per autistici, contributi alle famiglie

TORONTO – Tra i progetti di riforma riguardanti il sistema sanitario dell’Ontario, il governo in carica prevede anche di modificare i servizi provinciali che si occupano dei bambini affetti da autismo, ritirando il sostegno finanziario alle agenzie specializzate e dirottandolo alle singole famiglie.

La notizia è stata già resa nota agli enti erogatori di servizi e i cambiamenti probabili riguarderanno la nutrita lista di attesa di 23.000 destinatari di cure, per lo più bambini sotto i sei anni, età critica – come evidenziato dalla ricerca – per l’avvio cruciale di un trattamento efficace della malattia.

Secondo quanto riportato dal quotidiano The Star, i fondi non verranno più elargiti alle agenzie preposte, ma ridistribuiti alle singole famiglie, che dovranno cercare e affidarsi a cure personali, adatte ai singoli casi.

Indubbiamente la notizia, sulla quale si attendono chiarimenti nei prossimi giorni, ha gettato nella preoccupazione gli addetti ai servizi che sottolineano quanto sia già penoso essere in lista di attesa e l’incertezza di quali modifiche verranno apportate al sistema non allevia certamente l’ansia degli operatori e soprattutto dei genitori.

Da fonti del vertice governativo, The Star apprende che l’attenzione del Ministero per l’Infanzia e per i Servizi Sociali e Comunitari si concentrerà proprio sulle liste d’attesa – per diagnosi, finanziamenti e trattamenti – oltre che a provvedere servizi più equi e una maggiore supervisione sulle agenzie che forniscono terapie.

“É un problema serio che abbiamo ereditato” – ha riferito la fonte, evidenziando che tre bambini su quattro non ricevono il sostegno adatto alla forma di autismo della quale soffrono e definendo “inconcepibili” le liste di attesa attuali.

“Questi sono giorni, settimane e mesi preziosi, e l’unica scienza che conosciamo in questo settore … è che intervenire con aiuti sul comportamento, quando i soggetti sono ancora sotto i 6 anni è importante, perchè si riesce ad ottenere il maggiore impatto e si ha la più alta probabilità di fare la differenza” – ha aggiunto la fonte del governo. Diverse anche le reazioni di familiari coinvolti direttamente.

Alcuni genitori potrebbero accettare l’idea di scegliere dove vengano spesi i finanziamenti, piuttosto che dover trattare con fornitori di servizi, che possono trovarsi in un conflitto di interessi quando gestiscono i contributi.

Il sistema attuale è un mix dei due, con le agenzie che controllano le liste di attesa e chi ottiene l’aiuto finanziario.

Altri si rifanno al governo federale Harper, quando si decise per l’assistenza all’infanzia con dei crediti sulle tasse, suscitando l’interesse di dare alle famiglie la libera scelta dei servizi, ma con aiuti effettivamente non sufficienti ai bisogni.

Qualche genitore è anche certo che alla fine riceverà solo poche briciole, mentre poi, servizi che costano migliaia, anche centinaia di migliaia di dollari, verranno eliminati e molte persone qualificate rimarranno disoccupate. Preoccupate anche le forze mediche specializzate nel settore.

Tracie Lindblad, direttore sanitarioo della Monarch House, una clinica di Oakville che offre servizi per bambini con disabilità dello sviluppo, inclusa l’analisi comportamentale applicata, una terapia per bambini con autismo, sostiene di avere esperienza lavorativa con famiglie della British Columbia e del Saskatchewan, dove i rispettivi governi elargiscono fondi limitati e basati sull’età di un bambino.

Ebbene, può affermare che tale sistema sta fallendo e che Doug Ford ne è a conoscenza, ma non si spiega il perchè voglia adottarlo per l’Ontario. In British Columbia, i bambini sotto i 6 anni con diagnosi di disturbo dello spettro autistico ricevono un’assistenza di 22.000 dollari all’anno, mentre quelli di età compresa tra 6 e 18 ottengono solo 5.000 dollari, indipendentemente dalle loro esigenze.

Forte, d’altro canto, la lamentela di una mamma di Milton, Ontario, che non apprezza il sistema attuale in vigore nella nostra provincia, ma è titubante anche sul risultato che si possa ottenere passando ad un sostegno diretto alle famiglie, per lei significherebbe che alcuni bambini potrebbero usufruire di molte ore di servizio ed altri invece di nessuna.

Il figlioletto di quattro anni infatti è in lista di attesa da due anni, in questo momento la sua famiglia non può permettersi di pagare autonomamente una terapia giusta per lui, la mamma stessa deve assentarsi dal lavoro per prendersi cura di lui e sostiene già le spese per la logopedia ed altri programmi.

Sulla questione interviene anche il deputato provinciale ndippino Monique Tylor, affermando – come la mamma di Milton – che i finanziamenti diretti potrebbero discriminare una parte degli aventi diritto. “Nella zona settentrionale dell’Ontario mancano le strutture adatte dove disporre dei servizi, non ci sono praticamente posti dove poter spendere i contributi ricevuti.

Un problema veramente serio per le piccole comunità del nord” – ha detto la Tylor, aggiungendo che le famiglie già tanto stressate, non possono sostenere anche la responsabilità di assumere del personale adeguato alle loro problematiche, come un finanziamento diretto potrebbe comportare.