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Caos scuola infinito, terzo giorno di sciopero

Caos scuola infinito, terzo giorno di sciopero

Caos scuola infinito, terzo giorno di sciopero

TORONTO – “Non è mai troppo il freddo se bisogna sostenere gli studenti!” ha twittato il presidente dell’Ontario Secondary School Teachers’ Federation Harvey Bishof.

Hanno sfidato una giornata particolarmente gelida – 20 gradi sotto lo zero e raffiche di neve in mattinata – gli insegnanti delle scuole superiori della provincia che hanno organizzato picchetti davanti alle scuole e davanti agli uffici del ministro dell’Istruzione Stephen Lecce a King City e di deputati provinciali come Stephen Crawford ad Halton.

Imbacuccati fino all’inverosimile e armati di cartelli con scritte in cui si ribadisce la richiesta che l’istruzione non venga penalizzata dai tagli del governo Ford – “No cuts to education”, “On strike to protect students supports” – gli insegnanti hanno manifestato ancora una volta il proprio disappunto.

“Il governo deve fare marcia indietro sul numero degli studenti per classe e abolire i corsi obbligatori di e-learning”, hanno ripetuto all’unisono i manifestanti.

Tra i dieci provveditorati interessati ieri dalla giornata di astensione dal lavoro dei docenti rappresentati dall’Ontario Secondary School Teachers’ Federation (Osstf) non c’è stato, questa volta, quello di Toronto: a rimanere chiuse sono state le scuole dei provveditorati di York Region, Halton, Waterloo, Lakehead, Thunder Bay, Lambton Kent, Thames Valley District School Board, Kawartha Pine Ridge.

Per la terza volta gli insegnanti hanno incrociato le braccia per fare pressing sul governo provinciale e sbloccare una situazione che si è cristallizzata.

I negoziati si sono arenati lunedì sera – neppure la presenza di un mediatore è servita a far uscire dall’impasse le trattative – quando la distanza tra le parti è risultata essere incolmabile.

Non sarebbero le classi affollate o i corsi di e-learning secondo il ministro dell’Istruzione la spina nel fianco degli insegnanti: l’ostacolo principale – insormontabile al momento – secondo Lecce è quello della retribuzione in quanto il governo alla richiesta di un aumento del 2% ha risposto picche ed ha messo sul tavolo uno del solo 1%.

La situazione è in una fase di stallo che si protrarrà fino all’inizio dell’anno. Bisognerà attendere gennaio per la ripresa dei colloqui che, al momento, non sembrano destinati al successo in tempi brevi.

«Durante i negoziati non abbiamo visto alcun cambiamento nell’agenda del Ministro della Pubblica Istruzione riguardo l’aumento delle dimensioni delle classi, dei corsi obbligatori di e-learning richiesti ai nostri studenti delle scuole superiori così come nessun passo indietro riguardo i tagli ai finanziamenti che necessitano di personale e servizi di supporto preziosi», ha tagliato corto il presidente dell’Osstf/Feeso Bishof.

Il braccio di ferro sembra destinato a continuare: da un lato il governo che non ha intenzione di invertire la rotta circa la riforma del sistema dell’Istruzione nata all’insegna del risparmio, dall’altra i sindacati continuano a tenergli testa e non mollano.

In mezzo c’è anche l’eventualità che a ingrossare le fila degli insegnanti in sciopero, dal 21 dicembre, arrivino i maestri delle scuole cattoliche aderenti all’Ontario English Catholic Teachers’Association.