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Strage in Nova Scotia, si aggrava il bilancio

Strage in Nova Scotia, si aggrava il bilancio

Strage in Nova Scotia, si aggrava il bilancio

TORONTO – Si aggrava il bilancio della strage avvenuta nel fine settimana in Nova Scotia. Gli inquirenti hanno confermato che nelle dodici ore di sangue iniziate sabato sera e terminate poco prima di mezzogiorno di domenica sono state uccise almeno 18 persone.

Anche l’autore del massacro, il 51enne Gabriel Wortman, ha perso la vita durante uno scontro a fuoco con la polizia.

Allo stesso momento, però, gli inquirenti ritengono probabile che nelle prossime ora la macabra conta dei morti possa salire. Le autorità infatti sono ancora al lavoro presso 5 abitazioni che sono state date alle fiamme da Wortman e pensano che sotto le macerie – le case divorate dalle fiamme sono crollate – vi siano altre vittime.

L’incubo in Nova Scotia continua, quindi. Le indagini sono proseguite anche ieri e, come ha dichiarato un portavoce dell’Rcmp, andranno avanti ancora per molti giorni, visto che non esiste una sola area teatro del crimine, ma molteplici – almeno sedici – in numerose località della Nova Scotia.

Si tratta di un’inchiesta estremamente complessa, mentre per il movente gli inquirenti in questo momento brancolano nel buio.

Anche la ricostruzione fornita dalla polizia è ancora frammentaria. Per ora sappiamo che alle 11.32 di sabato sera la polizia è intervenuta dopo una telefonata al 911 a Portapique. Qui gli agenti hanno rinvenuto – secondo quanto ha detto la portavoce dell’Rcmp – “numerosi corpi dentro un’abitazione e al di fuori”.

Da quel momento è scattata la caccia all’uomo, con Wortman in fuga su un’auto che lui stesso aveva camuffato da cruiser della polizia, con adesso un’uniforme dell’Rcmp.

Questi elementi lasciano ovviamente pensare che il suo folle gesto sia stato pianificato nei minimi dettagli già da molto tempo.

Durante la notte e la mattina Wortman avrebbe sparato a caso a numerose persone – e su questo la polizia non ha fornito dati precisi – prima di essere bloccato dalla polizia vicino a una stazione di rifornimento a Enfield, 92 chilometri a Sud di Portapique. Nello scontro a fuoco gli agenti hanno ucciso il 51enne.

Con il passare delle ore iniziamo a conoscere l’identità di alcune vittime. Già domenica gli inquirenti avevano confermato come Wortman avesse ucciso una poliziotta dell’Rcmp, Heidi Stevenson, nelle forze dell’ordine da 23 anni, madre di due ragazzi. Insieme a lei, un secondo poliziotto è rimasto gravemente ferito ma non si trova in pericolo di vita.

Ieri gli inquirenti hanno dichiarato che le vittime sono tutte persone adulte, di ambo i sessi, alcune conosciute dall’omicida e altre no. Altre vittime della furia omicida di Wortman sono due infermiere che lavoravano per la Victorian Order of Nurses (VON). Si tratta di Heather O’Brien e Kristen Beaton. La famiglia di Lisa McCully, insegnante di una scuola elementare di Debert – una cittadina non lontana da Portapique – ha fatto sapere su Facebook che la maestra è una delle vittime di Wortman, anche se la polizia non ha ancora confermato.

Nel massacro è stata sterminata anche una famiglia che abitava vicino al loro carnefice. Si tratta di Aaron Tuck, 45 anni, la figlia Emily di 17 e la moglie Jolene Oliver di 40.

Tra le vittime ci sono poi due agenti carcerari. Sean McLeod lavorava allo Springhill Institution, a circa 50 chilometri da Portapique, mentre la sua compagna Alanna Jenkis era impiegata al penitenziario femminile Nova Institution for Women a Truro. I loro corpi sono stati trovati nei pressi della loro casa divorata dalle fiamme.

A confermare la morte di Tom Bagley è stata invece la sua famiglia. La figlia ha postato un messaggio su Facebook nel quale conferma come il padre sia morto cercando di aiutare gli altri. L’uomo infatti sarebbe sceso in strada dopo aver udito un’esplosione a West Wentworth, dove poi è stato raggiunto dai colpi esplosi da Wortman.

Ieri il primo ministro Justin Trudeau ha voluto esprimere ancora una volta le sue condoglianze per le vittime della più sanguinosa strage della storia canadese, che supera perfino il massacro dell’École Polytechnique del 1989, quando furono uccise 14 donne da Marc Lépine.

“Tutto il Canada – ha detto il leader liberale – si stringe attorno alle famiglie e agli amici delle vittime”.