Nota Design: cani da guerra robotici

di James Hansen del July 6, 2022

Nel mondo è in corso una sorprendente quantità di ricerche sulla robotizzazione dei cani. I progetti perlopiù si focalizzano su due campi molto diversi fra di loro: da una parte i giocattoli e dall'altro le applicazioni militari e nel settore allargato della sicurezza.

I giocattoli sono, beh, giocattoli. Si limitano a imitare qualche movimento e gli ‘effetti sonori’ degli animali veri per la gioia dei bambini. I cani robot che  dovrebbero - almeno in un prossimo futuro -  accompagnare autonomamente i militari in perlustrazione e nei combattimenti sono ovviamente un’altra cosa.

Vale la pena chiedersi cosa c’è che non va nei veri cani ‘da guerra’ che già oggi partecipano nelle azioni militari accanto ai soldati umani. Per certi versi, sono troppo intelligenti. Malgrado addestramenti feroci - e costosi - tendono a volte, comprensibilmente, a voler scappare davanti agli spari. Mangiano, vanno curati con attenzione, possono ammalarsi, gli possono capitare semplicemente delle giornate ‘no’, sono difficili da trasportare e non si ‘spengono’ a fine servizio. Presentano, per dire, difetti molto simili agli esseri umani…

In sé, costruire una macchina che ha le movenze di un cane ‘biologico’ non presenta difficoltà insormontabili. Il problema è come controllarlo. Se è necessario delegare un milite a seguire attentamente le azioni del ‘cane’ con un laptop e un mouse, non si è guadagnato molto. Proprio per questo motivo, ha destato un notevole interesse una recente dimostrazione australiana di una tecnica di controllo mentale dei cani robot basata sulla lettura delle onde cerebrali del suo ‘operatore’ umano.

A maggio, due soldati australiani - i sergenti Damian Robinson e Chandan Rana - hanno comandato con successo un cane robotico facendolo spostare sul campo attraverso l’utilizzo di un sistema di ‘augumented reality’ che permetteva di identificare sul terreno le destinazioni desiderate per il robot. Le indicazioni venivano lette direttamente dalla corteccia visiva dei cervelli dei due soldati attraverso dei biosensori applicati alla testa che intercettavano i dati provenienti dai loro occhi, trasformandoli in comandi per ‘l’animale’ elettromeccanico.

Dal lato umano, la procedura è semplice e intuitiva. Il sergente Robinson ha detto che gli sono bastate due sessioni di addestramento da otto ore per acquisire la tecnica. Quello che non è stato detto è che tanta tecnologia è un po’ sprecata per spiegare a un simulacro di cane dove debba andare. In effetti, apre le porte al controllo mentale di tanti tipi di sistemi di armamento. È il futuro ed è anche parecchio allarmante.

Nota Design esce con la collaborazione di Intesa SanPaolo

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